giovedì 16 dicembre 2010

Martedì 21 dicembre 2010 - Giornata nazionale di mobilitazione in tutti gli Atenei


ADI, ADU, AND, ANDU, AURI, CISL-Università, CNU, ConPAss,
CSA-CISAL-Università, FLC-CGIL, Rete 29 Aprile,
SNALS-Docenti Università, SUN, UDU, UGL-Università e Ricerca,
UILPA-UR, USB-Pubblico Impiego

Martedì 21 dicembre 2010
Giornata nazionale di mobilitazione in tutti gli Atenei

Il 22 dicembre al Senato si vorrebbe approvare definitivamente il DDL sull'Università, nonostante il grande movimento di protesta che coinvolge tutti gli Atenei.

Le nostre Organizzazioni, inascoltate, hanno espresso da tempo precise critiche e precise proposte e hanno chiesto al Governo e al Parlamento di aprire finalmente un vero confronto con il mondo universitario (v. l'ultimo documento unitario qui sotto riportato).


I contenuti del DDL e il metodo con il quale lo si vuole imporre ci inducono a chiedere, ancora una volta, a tutte le componenti universitarie di intensificare la protesta e di partecipare il 21 dicembre ad una GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE in tutti gli Atenei.


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ADI, ADU, AND, ANDU, AURI, CISL-Università, CNRU, CNU, ConPAss, CPU,
CSA-CISAL-Università, FLC-CGIL, LINK-Coordinamento Universitario, Rete 29 Aprile, SNALS-Docenti Università, SUN,UDU, UGL-Università e Ricerca, UILPA-UR, USB-Pubblico Impiego


Il DDL sull'Università è stato approvato alla Camera nonostante la grande mobilitazione degli Atenei e delle Scuole dell'intero Paese, con la partecipazione di tutte le componenti: studenti, professori, ricercatori, precari, dottorandi, lettori-CEL, tecnico-amministrativi.

Il DDL è stato approvato in un contesto politico di estrema incertezza, con una Maggioranza divisa e un Governo debole, che ha scelto di impedire che si potesse liberamente manifestare davanti alla Camera, nonostante l'autorizzazione già concessa alle Organizzazioni in intestazione, e di creare, ingiustificatamente, un'ampia zona interdetta ai manifestanti.

Il Disegno di Legge approvato alla Camera, e che deve ora tornare al Senato, farraginoso e sostanzialmente inapplicabile, non risolve in alcun modo nessuno dei gravi problemi che affliggono l'Università italiana. Infatti esso rafforza i gruppi di potere baronali, aumenta a dismisura e istituzionalizza il precariato, peggiora ulteriormente i meccanismi di reclutamento e di avanzamento di carriera accentuando il localismo. In particolare, introduce un sistema di governo degli Atenei e del Sistema universitario che riduce ulteriormente l'autonomia e la democrazia nell'Università.

Il DDL:

- riduce l'accesso all'Università degli studenti e dei docenti-ricercatori necessari alle esigenze di crescita culturale, sociale ed economica del Paese;
- vanifica di fatto il diritto allo studio;
- espelle dall'Università intere generazioni di studiosi precari che hanno dedicato, spesso senza alcun riconoscimento dei risultati raggiunti, tanti anni alla ricerca e all'insegnamento;
- non assicura gli strumenti necessari all'indispensabile ricambio generazionale.

Per tutti questi motivi, nell'interesse dell'Università e del Paese, si chiede al Senato di non approvare un DDL rifiutato dall'intero mondo universitario e al Governo di aprire, come più volte e da tempo richiesto, una discussione pubblica sull'Università italiana e sulle sue reali necessità.

Roma, 1 dicembre 2010

venerdì 10 dicembre 2010

MINISTRO GELMINI: "INCONTRI RAVVICINATI", MA DI CHE TIPO?

Il CoNPAss - Coordinamento Nazionale dei Professori Associati manifesta sconcerto e disappunto nell’apprendere la notizia dell'incontro tra il ministro Gelmini ed una sola rappresentanza sindacale, peraltro minoritaria, dei ricercatori universitari. Durante l'incontro - secondo lo stringato comunicato stampa ministeriale - si sarebbe discusso delle "principali esigenze dei ricercatori italiani" e il ministro si sarebbe impegnato "a valutare attentamente le proposte..., tra cui quella riguardante la progressione al ruolo di II fascia per un maggior numero di ricercatori".

Il CoNPAss rileva in primo luogo l'irritualità dell'atteggiamento del ministro, che probabilmente trova comodo scegliersi interlocutori compiacenti evitando al contempo di confrontarsi con soggetti maggiormente rappresentativi e rappresentativi anche di altre componenti dell'università. Il ministro Gelmini nel corso di tutto il dibattito che ha accompagnato il tormentato iter del "suo" disegno di legge ha sempre e sistematicamente evitato di incontrare le maggiori associazioni e le organizzazioni dei professori, dei ricercatori e più in generale dell'università, e ora, in evidente difficoltà politica, cerca forse una "sponda" disponibile ad accordi corporativistici al ribasso per riguadagnare punti in vista dell'improbabile ripresa del dibattito parlamentare?

Nel merito, poi, il CoNPAss ritiene deprecabile e offensivo incentrare la discussione su ipotesi di "regali fuori sacco" tanto corporativi da risultare quasi ad personam (anche in considerazione dell'esiguità delle risorse messe a disposizione) e stigmatizza l'incapacità (o forse meglio dire il rifiuto?) da parte del ministro di affrontare i veri nodi cruciali per avviare una discussione concreta sulla riforma, ovvero la mancanza di risorse e lo strapotere di pochi "baroni" ai quali il ddl Gelmini consegnerebbe definitivamente l'università pubblica.

Non si illuda il ministro di poter spendere politicamente e strumentalmente un incontro "occasionale" con due ricercatori, quando la maggior parte, la parte sana e migliore dell'università - ricercatori e professori insieme a studenti, personale di ruolo e precario - è costretta nelle piazze e sui tetti da una politica che si ostina a non ascoltare, ed a favorire invece interessi perversi e lobbistici, come dimostrano gli ultimi "giapponesi" rimasti a difendere l'indifendibile ddl, ovvero il presidente della CRUI e la presidentessa di Confindustria.

Il CoNPAss è pronto in qualsiasi momento ad offrire il proprio contributo in un confronto aperto sui contenuti del disegno di riforma. Ha il ministro Gelmini il coraggio e la responsabilità istituzionale di sospendere in extremis il forzoso e autoreferenziale percorso di approvazione del ddl che porta il suo nome e aprire finalmente un dialogo leale e costruttivo con tutto il mondo universitario?

CoNPAss - Coordinamento nazionale dei professori associati
http://www.professoriassociati.it

giovedì 9 dicembre 2010

La Sapienza: per il 2011 nessun contributo alla CRUI!


Il Consiglio di Amministrazione dell'Università "La Sapienza" di Roma, il più grande Ateneo d'Europa, ha approvato nella seduta del 7 dicembre scorso che
nella bozza di bilancio di previsione 2011 il finanziamento previsto per l’adesione alla CRUI (18.000 euro/annui) venga spostato sulla ricerca scientifica.

Si tratta chiaramente di una indicazione politica anche se simbolica ma necessaria in un momento quale quello in cui si trova la riforma dell’Università. In questo modo forse sarà possibile dare un segnale alla CRUI (il cui Presidente Decleva, rettore dell’Università di Milano, non perde invece occasione per esprimere soddisfazione per l’approvazione alla Camera del ddl Gelmini) sul clima di disagio che sta accompagnando questo passaggio parlamentare.

L'uscita degli Atenei dalla CRUI era stata originariamente proposta dal Coordinamento Precari Università e fatta propria dalla Rete 29 Aprile e dal Coordinamento Nazionale dei Professori Associati tramite una lettera aperta indirizzata ai Rettori, che ha raccolto ad oggi oltre 2600 adesioni.

La CRUI per il tramite del suo Presidente e di alcuni Rettori è fino ad oggi venuta meno al suo compito statutario di rappresentanza e valorizzazione (!) degli Atenei italiani, sostenendo il ddl Gelmini contro ogni ragionevole evidenza.

L'uscita degli Atenei (e in particolare di quelli pubblici) dalla CRUI è un segnale politico "forte" che non può essere facilmente ignorato, a ulteriore testimonianza, se mai ve ne fosse bisogno, della grave preoccupazione con la quale la parte migliore dell'università italiana segue la discussione parlamentare in corso. Non ci sono in questo momento le condizioni politiche per una riforma dell'università e in ogni caso il ddl Gelmini è tutto meno che una buona riforma. Si abbandoni di conseguenza questo ddl e, non appena lo scenario politico lo permetterà, si dia finalmente ascolto a tutte le componenti del mondo dell'università e della ricerca scientifica, per una riforma vera, efficace e condivisa!

mercoledì 8 dicembre 2010

Documento unitario - Occupazione dei rettorati e presidio al Senato


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ConPAss, CPU, CSA, CISAL-Università, FLC-CGIL,
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UDU, UGL-Università e Ricerca, UILPA-UR, USB-Pubblico Impiego

Roma, 1 dicembre 2010

Il DDL sull’Università è stato ieri approvato alla Camera nonostante la grande mobilitazione degli Atenei e delle Scuole dell’intero Paese, con la partecipazione di tutte le componenti: studenti, professori, ricercatori, precari, dottorandi, lettori-CEL, tecnico-amministrativi.

Il DDL è stato approvato in un contesto politico di estrema incertezza, con una Maggioranza divisa e un Governo debole, che ha scelto di impedire che si potesse liberamente manifestare davanti alla Camera, nonostante l’autorizzazione già concessa alle Organizzazioni in intestazione, e di creare, ingiustificatamente, un’ampia zona interdetta ai manifestanti.

Il Disegno di Legge approvato alla Camera, e che deve ora tornare al Senato, farraginoso e sostanzialmente inapplicabile, non risolve in alcun modo nessuno dei gravi problemi che affliggono l’Università italiana. Infatti esso rafforza i gruppi di potere baronali, aumenta a dismisura e istituzionalizza il precariato, peggiora ulteriormente i meccanismi di reclutamento e di avanzamento di carriera accentuando il localismo. In particolare, introduce un sistema di governo degli Atenei e del Sistema universitario che riduce ulteriormente l’autonomia e la democrazia nell’Università.

Il DDL:

* riduce l’accesso all’Università degli studenti e dei docenti-ricercatori necessari alle esigenze di crescita culturale, sociale ed economica del Paese;
* vanifica di fatto il diritto allo studio;
* espelle dall’Università intere generazioni di studiosi precari che hanno dedicato, spesso senza alcun riconoscimento dei risultati raggiunti, tanti anni alla ricerca e all’insegnamento;
* non assicura gli strumenti necessari all’indispensabile ricambio generazionale

Per tutti questi motivi, nell’interesse dell’Università e del Paese, si chiede al Senato di non approvare un DDL rifiutato dall’intero mondo universitario e al Governo di aprire, come più volte e da tempo richiesto, una discussione pubblica sull’Università italiana e sulle sue reali necessità.

In vista della discussione del DDL in Senato, le Organizzazioni universitarie, a sostegno della mobilitazione negli Atenei, invitano tutte le componenti universitarie all’occupazione simbolica dei Rettorati in concomitanza dell’inizio della discussione in Commissione e promuovono un presidio davanti al Senato in concomitanza con l’inizio della discussione in Aula.

giovedì 2 dicembre 2010

Documento sindacale unitario su DdL Gelmini


ADI, ADU, AND, ANDU, AURI, CISL-Università, CNRU, CNU,

ConPAss, CPU, CSA-CISAL Università, FLC-CGIL,
LINK-Coordinamento Universitario, Rete 29 Aprile,
SNALS-Docenti Università, SUN, UDU, UGL-Università e Ricerca,
UILPA-UR, USB-Pubblico Impiego

Il DDL sull’Università è stato ieri approvato alla Camera nonostante la grande mobilitazione degli Atenei e delle Scuole dell’intero Paese, con la partecipazione di tutte le componenti: studenti, professori, ricercatori, precari, dottorandi, lettori-CEL, tecnico-amministrativi.

Il DDL è stato approvato in un contesto politico di estrema incertezza, con una Maggioranza divisa e un Governo debole, che ha scelto di impedire che si potesse liberamente manifestare davanti alla Camera, nonostante l’autorizzazione già concessa alle Organizzazioni in intestazione, e di creare, ingiustificatamente, un’ampia zona interdetta ai manifestanti.

Il Disegno di Legge approvato alla Camera, e che deve ora tornare al Senato, farraginoso e sostanzialmente inapplicabile, non risolve in alcun modo nessuno dei gravi problemi che affliggono l’Università italiana. Infatti esso rafforza i gruppi di potere baronali, aumenta a dismisura e istituzionalizza il precariato, peggiora ulteriormente i meccanismi di reclutamento e di avanzamento di carriera accentuando il localismo. In particolare, introduce un sistema di governo degli Atenei e del Sistema universitario che riduce ulteriormente l’autonomia e la democrazia nell’Università.

Il DDL:
- riduce l’accesso all’Università degli studenti e dei docenti-ricercatori necessari alle esigenze di crescita culturale, sociale ed economica del Paese;
- vanifica di fatto il diritto allo studio;
- espelle dall’Università intere generazioni di studiosi precari che hanno dedicato, spesso senza alcun riconoscimento dei risultati raggiunti, tanti anni alla ricerca e all’insegnamento;
- non assicura gli strumenti necessari all’indispensabile ricambio generazionale.

Per tutti questi motivi, nell’interesse dell’Università e del Paese, si chiede al Senato di non approvare un DDL rifiutato dall’intero mondo universitario e al Governo di aprire, come più volte e da tempo richiesto, una discussione pubblica sull’Università italiana e sulle sue reali necessità.

In vista della discussione del DDL al Senato, le Organizzazioni universitarie, a sostegno della mobilitazione negli Atenei, invitano tutte le componenti universitarie all’occupazione simbolica dei Rettorati in concomitanza dell’inizio della discussione in Commissione e promuovono un presidio davanti al Senato in concomitanza con l’inizio della discussione in Aula.

mercoledì 1 dicembre 2010

CARO MINISTRO, NO AI "RICATTI POLITICI"!


Il CoNPAss - Coordinamento Nazionale dei Professori Associati stigmatizza le incredibili dichiarazioni del ministro Gelmini
che, dopo l'irresponsabile approvazione alla Camera dei Deputati del DDL di riforma del sistema universitario in un contesto di pressocché unanime disapprovazione da parte del mondo accademico, reagisce con inaudite minacce al probabile differimento della votazione al Senato ad una data successiva al voto di fiducia previsto per il prossimo 14 dicembre.

Il ministro avrebbe infatti dichiarato che "il fondo per assumere 1.500 professori l'anno tra il 2011 e il 2013 sarebbe inutilizzabile pur a fronte di un massiccio esodo di docenti già in larga parte avvenuto nel 2009-2010. La legge del 2005 ha abrogato le vecchie regole concorsuali ma non ne sono mai stati varati i decreti attuativi. Quindi al momento non si possono bandire concorsi né da associato né da ordinario, mancando una normativa in materia" e che "il ddl prevede un fondo premiale per il 2011-2013 che serve a reintegrare su base meritocratica parte degli scatti di stipendio: senza il ddl queste risorse non potranno essere utilizzate per lo scopo previsto".

Come se non fosse preciso dovere del ministro Gelmini adottare i decreti attuativi della L. 230/05, della cui inapplicazione il ministro è interamente responsabile, in solido col precedente ministro Mussi!

E come se non fosse possibile per il ministro, come già fatto nella Legge 31/2008 di conversione del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248 e in attesa della definizione ed attuazione delle vigenti discipline delle procedure di reclutamento dei professori universitari, continuare ad applicare le disposizioni della legge 3 luglio 1998, n. 210.

E, ancora, come se gli scatti stipendiali non fossero stati sospesi per un provvedimento incomprensibilmente penalizante per i professori, i ricercatori e tutto il personale dell'università pubblica, adottato proprio nello scorso luglio da quel Governo di cui il ministro Gelmini è componente.

Il CoNPAss - Coordinamento Nazionale dei Professori Associati trova inaccettabile che temi come l'università pubblica e la ricerca, di importanza fondamentale per il presente e il futuro del Paese diventino oggetto di nemmeno troppo velati "ricatti politici" da parte di un Ministro della Repubblica che, come tutto il Governo, ha giurato nelle mani del Presidente della Repubblica di esercitare le proprie funzioni "nell'interesse esclusivo della nazione".

CoNPAss - Coordinamento nazionale dei professori associati
http://www.professoriassociati.it

DdL Gelmini: NON E' ANCORA FINITA!


Da
Walter Tocci, deputato alla Camera per il PD.

Il disegno di legge Gelmini è stato approvato dalla Camera. Ora deve tornare al Senato per diventare legge. Anche in quell'aula tenteranno di soffocare la discussione parlamentare. Cercheranno di infilare il ddl nella stretta finestra tra l'approvazione della legge di stabilità e la mozione di sfiducia a Berlusconi, tra il 9 e il 14 dicembre.

Ma non è ancora finita. La mobilitazione dell'università è stata formidabile. In questi giorni si è espressa una grande forza civile nelle piazze, sui tetti e accanto ai monumenti del Belpaese. Il grido di dolore e di speranza dei giovani, degli studenti e dei ricercatori ha raggiunto le corde profonde della coscienza nazionale. Le ragioni dell'università sono diventate più chiare di fronte all'opinione pubblica.

In questa lotta il PD c'è stato e ci sarà ancora nei prossimi giorni. Oggi alla Camera il Gruppo dei deputati PD ha fatto sentire l'opposizione parlamentare ed ha avanzato le sue proposte per una vera riforma. L'impegno di tutti i deputati è stato straordinario ed è riassunto nel bellissimo discorso del capogruppo Dario Franceschini per la dichiarazione di voto contrario in diretta televisiva (il testo si può scaricare in formato pdf oppure in formato word, il video si trova sul sito www.camera.it).

In questi giorni la dinamica politica è assai imprevedibile e non si possono escludere sorprese. Con l'appoggio dei finiani la maggioranza è riuscita a dare una prova di forza, ma rimangono intatte le sue fratture, che speriamo possano portare alle dimissioni del Presidente del Consiglio. A questo riguardo il Pd ha indetto una grande manifestazione a Roma per sabato 11 dicembre a piazza San Giovanni. I temi dell'università saranno al centro di quella giornata di mobilitazione popolare che avrà per titolo Con l'Italia che vuole cambiare. Perciò siete tutti invitati a partecipare.

A presto,

Walter Tocci

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