lunedì 29 novembre 2010

OPPONETEVI al DDL GELMINI O DIMETTETEVI!


COMUNICATO STAMPA N.06
29 novembre 2010

OPPONETEVI al DDL GELMINI O DIMETTETEVI!

Opponetevi o dimettetevi! E' l'invito che, in coincidenza con la ripresa della discussione alla Camera del ddl Gelmini, giunge ai Rettori, ai Presidi e a tutti quei docenti universitari che, pur ricoprendo importanti cariche di rappresentanza nelle università italiane, fino ad oggi non hanno ancora dato voce al dissenso e alle controproposte che professori e ricercatori in tutta Italia stanno ormai da mesi esprimendo a proposito del ddl Gelmini.

Oltre 1600 adesioni in pochi giorni da 56 Università di tutta Italia! Tante ne ha raccolte ad oggi (ma il numero cresce di ora in ora) la "Lettera aperta ai Rettori, ai Presidi di Facoltà, ai Direttori di Dipartimento e ai Presidenti di Consiglio di Corso di Studio delle Università Statali Italiane" proposta dal CoNPAss - Coordinamento nazionale dei professori associati (http://www.professoriassociati.it) e dalla Rete 29 Aprile (http://www.rete29aprile.it/) e accessibile in rete all'indirizzo http://petizioni.conpass.it/.

Oggi il documento viene presentato ufficialmente a tutti i Rettori, sollecitati in qualità di massimi rappresentanti delle Università a richiedere con forza e chiarezza l'arresto immediato dell'iter parlamentare del ddl Gelmini e la restituzione al sistema delle università statali delle risorse finanziarie sottratte.

Viene inoltre chiesto che le Università statali escano dalla CRUI, venuta meno da tempo al suo mandato statutario di rappresentare le università italiane facendosi al contrario strumento della politica governativa (come diversi Rettori hanno sottolineato negli ultimi giorni, dissociandosi dalle prese di posizione del presidente della CRUI). In ogni caso - in accordo con la petizione promossa dal Coordinamento dei Precari dell'Università (http://www.gopetition.com/petition/40360.html) - si chiede anche che ogni Ateneo non versi più alla CRUI il contributo annuale di alcune decine di migliaia di euro (soldi che fino ad oggi sono gravati sui bilanci delle università aderenti). Infine, si chiede che il dissenso nei confronti del ddl venga manifestato anche attraverso la sospensione delle attività didattiche e l'organizzazione di iniziative pubbliche.


CoNPAss - Coordinamento nazionale dei professori associati
http://www.professoriassociati.it

Rete 29 Aprile
http://www.rete29aprile.it/


Il comunicato stampa in pdf (18,9 kb)
Il comunicato stampa in word (37,5 kb)

domenica 28 novembre 2010

NON aderisco a "Difendiamo l'Universita' dalla Demagogia"


Cari colleghi,


ho ricevuto oggi un "appello" a sostegno della "riforma" dell'università, che personalmente non condivido (lo riporto qui in calce). Tale appello è proveniente da un indirizzo email di un fantomatico dominio "maggioranzasilenziosa.com", sito sul quale si trovano ben 16000 indirizzi email di colleghi di tutte le università, evidentemente tratti da una banca dati (ministeriale?)

Personalmente, NON aderisco all'appello, e mi stupisco sinceramente che colleghi altrimenti stimati possano appoggiare questo progetto di devastazione dell'Università italiana frutto di un patto scellerato tra l'oligarchia dei rettori e il mondo politico e sindacale.

La "riforma" accentua la gerarchizzazione degli atenei e lo strapotere dei rettori; sottrae alla comunità scientifica i meccanismi del reclutamento, rimettendo tutto alle oligarchie locali; nasconde dietro il polverone della valutazione della ricerca scelte arbitrarie e clientelari; distrugge l'autonomia didattica e scientifica dei giovani studiosi riducendoli ad un precariato senza sbocco; dulcis in fundo, ripropone la promozione ope legis per persone che non meriterebbero un trattamento così infamante.

Mi chiedo quanti dei colleghi firmatari abbiano davvero letto il testo e abbiano ragionato sulle sue conseguenze, non limitandosi al proprio stretto contesto e alla propria limitata esperienza (o convenienza).

Questo attacco del sistema dei partiti al mondo accademico ha un precedente storico che non va dimenticato: il famigerato decreto Pedini. Fu allora l'ostruzionismo dei deputati del gruppo indipendente di sinistra, dei radicali e in extremis di un drappello di missini a salvare l'università italiana dal saccheggio. Oggi lo scenario si ripete: il futuro si giocherà sul filo del rasoio:

Spero che gli anonimi promotori dell'appello, ai quali ho scritto, abbiano la cortesia di trasmettere ai (presunti) firmatari questa mia risposta. Sarò grato a chi vorrà diffonderla o comunque contribuire a contrastare questa scellerata iniziativa.

P.S.: forse non è un caso che il sito "loccidentale.it", sostenitore dell'iniziativa "pro Gelmini" sia sponsorizzata dalla sedicente università ecampus: lo pseudoateneo creato dal CEPU. Vedere per credere:
http://www.loccidentale.it/articolo/difendiamo+l%27universit%C3%A0+dalla+demagogia.0099147

Un saluto a tutti,

Giovanni Figà-Talamanca
Ordinario di diritto commerciale
Università di Roma Tor Vergata

Lettera Aperta: Difendere i Baroni?


Mi chiamo Saverio Giulini e sono professore ordinario da quasi vent'anni; quindi nel gergo un po' troppo semplificato dei mezzi di informazione e dell'opinione pubblica, potrei essere definito un 'barone'.


Mi è stato chiesto quali motivi mi hanno spinto, giovedì mattina alle 11, a recarmi nell’atrio di via Balbi, in Rettorato, rubandoli ai miei studi e ai miei studenti (ma a questi ultimi avevo per fortuna dedicato le due ore e mezzo precedenti). Me lo sono chiesto anch’io visto l’avvilente spettacolo dello sparuto numero di colleghi presenti.

Per chiarirmi le idee ho cercato delle risposte: ecco le ragioni che ho trovato.
Mi sono recato lì perchè avrei voluto che il Rettore manifestasse chiaramente la sua opinione sul decreto Gelmini con un documento scritto, così come è stato fatto dai Rettori di Cagliari e Sassari, dal Senato Accademico di Firenze, dal Politecnico di Milano.

Ma il Rettore non c’era!

Perchè avrei voluto capire per quale motivo i docenti dell’Università di Genova si dimostrano così inerti e apatici, mentre, per citare un esempio, al Politecnico di Milano 660 tra professori e ricercatori si sono autotassati per acquistare una pagina del Corriere della Sera del 24 novembre allo scopo di rendere pubblico il loro marcato dissenso (costo 27000 euro; eh sì, si possono spendere anche cifre simili per difendere un’idea).

Ma di colleghi ce ne erano ben pochi!

Ho allora buttato via il mio tempo? Forse no, perchè di motivi ne ho trovati tanti altri!

Perchè vorrei che qualcuno si prendesse la briga di smentire una volta per tutte lo slogan (che tanta presa ha sull’opinione pubblica) ‘Chi protesta, difende i baroni’, mentre è vero l’esatto contrario: è proprio la ‘riforma’ che accentra nelle mani degli ordinari sia la gestione dei concorsi che gli organi accademici.

Perchè vorrei che qualcuno, a fronte dell’affermazione di un esponente del governo: ‘I Rettori sono tutti concordi nell’approvare la riforma’, contrapponesse le 3000 firme che ha raccolto una petizione per il ritiro del DDL Gelmini, rivolta al Presidente della Repubblica, in cui si recita ‘La CRUI (Conferenza dei Rettori), unica voce che apertamente appoggia la riforma, ha degli interessi corporativi evidenti: i rettori stanno barattando l'università in cambio di un abnorme accrescimento di potere personale. La CRUI, oggi, non rappresenta l'Università: rappresenta solo se stessa’.

Perchè vorrei che ci si indignasse quando si sente affermare da un lato che non ci sono soldi per l’istruzione pubblica, ma dall’altro si presenta un emendamento alla legge di stabilità che aumenta gli stanziamenti per l’istruzione privata da 100 a 245 milioni (rivedere il Titolo II, art. 33 della Costituzione), cifra ben superiore al PRIN 2009 (finanziamenti per i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale, peraltro ancora in alto mare).

Perchè vorrei che i media trovassero il coraggio di affermare con forza ‘Basta menzogne!’ quando qualche politico afferma che lo Stato Italiano spende troppo per l’istruzione visto che Education at a Glance 2010 ci pone al penultimo posto (su oltre 30 stati) nel rapporto tra spesa pubblica per l’Istruzione e spesa pubblica totale, o che gli 8725$ spesi per lo studente universitario italiano sono molto lontani dalla media OCSE di 12336$ (Fondazione Giovanni Agnelli, 2010; ed entrambi i dati si riferiscono al 2006, prima cioè dei maxi-tagli).

Perchè vorrei che tutti si rendessero conto che un testo pasticciato come il ddl Gelmini può essere chiamato con tanti nomi, ma non è sicuramente una riforma.
Perchè vorrei che l’opinione pubblica, ottenebrata da troppi anni di disinformazione, si ricordasse che i nostri parlamentari non sono dei signorotti onnipotenti, ma solo dei nostri dipendenti, per giunta strapagati (il triplo della media europea; sono a disposizione di chiunque sia interessato, per chiarimenti su questo punto).

Perchè vorrei, infine, che ci si ricordasse che bene o male le Università sono ancora tra i pochi luoghi in cui si ‘fa’ della cultura e che, sì, probabilmente la cultura non si mangia, ma senza cultura il nostro Paese muore.

Un modesto, ma onesto impiegato della Cultura
Saverio Giulini
Professore Ordinario di Analisi Matematica
Facoltà di Architettura
Università degli Studi di Genova


P.S.: oggi, venerdì 26 novembre, è apparsa sul Corriere Mercantile un’intervista al nostro Rettore, in cui egli risponde chiaramente al primo dei ‘perchè’ che avevo avanzato. Anche se avrei preferito un documento ufficiale e, da una persona che nel recente passato si è mossa con grande abilità, mi sarei atteso, in un momento di così alta tensione, una maggiore prudenza, sopratutto se si tiene conto che, a quanto pare, nella riunione del 25 novembre, la Conferenza dei Rettori non ha potuto trattare l'ordine del giorno perchè un gran numero di Rettori ha sollevato il problema delle dichiarazioni sulla stampa del Presidente Decleva a sostegno del DDL Gelmini sull'Università.
In ogni caso chiarezza volevo e chiarezza c’è stata. Onestamente non condivido il suo ottimismo, ma spero di sbagliarmi. Quello che non accetto è l’affermazione ‘questa ‘riforma’ toglie potere ai baroni’; gli slogan (mendaci) sono il nutrimento preferito dell’attuale politica italiana e vengono elargiti senza ritegno all’opinione pubblica; che questa mala usanza si diffonda anche nel nostro mondo è veramente grave.
Quanto al problema del reclutamento, che ovviamente sta a cuore a tutti, direi che gli ultimi concorsi, in regime transitorio è vero, ma non per la composizione delle commissioni, hanno dato una pessima prova di sè. Se il buon (o cattivo) giorno si vede dal mattino’.
Infine siamo tutti concordi sulla necessità di una seria valutazione e di una razionalizzazione del sistema Università (salvo proprio quei ‘baroni’ che tutti noi abbiamo in mente e che, in questo momento, se ne stanno zitti zitti), ma le modalità con cui raggiungere tali obiettivi in modo serio sono assai complesse e diversicate, e non mi pare trovino riscontro nelle norme troppo spesso superficiali, farraginose e contradditorie adombrate nel decreto in questione.

venerdì 26 novembre 2010

DICIAMO CHIARAMENTE A TUTTI PERCHE' PROTESTIAMO


PERCHE' PROTESTIAMO


- I futuri ricercatori disegnati dalla riforma saranno precari a vita. Dopo aver preso una laurea, preparato un dottorato (e non è detto che si vinca subito), dopo tre anni di dottorato, qualche altro anno di post-dottorato, poi di assegni di ricerca si arriva a vincere un concorso per ricercatore a 40 anni, un posto che sarà precario (3 anni +3) senza nessuna certezza di venire assunti come associati (previa abilitazione nazionale) così come dice la Gelmini. La legge li denomina ricercatori ma li obbliga ad insegnare a basso costo, rispetto allo stipendio dei professori. Insomma sono ricercatori o professori? Oppure sono ricercatori mascherati da professori mal pagati e sfruttati? Devono lavorare e in silenzio poiché l’ordinario di turno li potrà sempre minacciare di non chiedere il concorso per associato. È una schiavitù terribile ed è il futuro che si prospetta per migliaia di giovani che vogliano intraprendere la carriera universitaria.

- Gli attuali ricercatori a tempo indeterminato sono stati assunti per fare ricerca e non didattica. In realtà sono loro a mantenere circa il 50% dei corsi in tutta Italia. Essi però NON SONO PAGATI per fare lezione, correggere le tesi e quant’altro. Fino ad adesso hanno fatto didattica per senso si responsabilità e con la speranza che quell’esperienza sarebbe servita loro per superare i concorsi futuri. Concorsi che non ci sono mai stati poiché i continui tagli che i tagli all’FFO hanno praticamente cancellato ogni giusta aspirazione di carriera.

- I ricercatori, come tutti gli altri docenti sono stati privati fino al 2013 degli scatti economici (ma i ricercatori perdono in percentuale molto di più degli altri). Spieghi la Gelmini che cosa vuol dire “che saranno premiati i docenti migliori” se soldi non ce ne sono.

- Con questa legge le commissioni di TUTTI I CONCORSI saranno in mano solo a pochi ordinari con l'estromissione dei ricercatori e degli associati da ogni momento decisionale (alla faccia della democrazia e della legge contro i baroni).

- I ricercatori chiedono fondamentalmente l’istituzione del RUOLO UNICO DELLA DOCENZA che eliminerebbe ogni forma di subordinazione e sarebbe davvero una legge contro i baroni. RUOLO UNICO DELLA DOCENZA vuol dire che scompare la figura del ricercatore e che si diventa, dopo il dottorato, le borse di studio, gli assegni di ricerca, - insomma dopo un bel po’ di precariato e previo il superamento di un concorso serio - professori a tutti gli effetti senza la distinzione tra ordinari e associati. Ovviamente si avanzerà nello stipendio e nei ruoli di responsabilità solo attraverso il merito. Chi ogni due anni dimostra di aver prodotto davvero potrà, previo giudizio di una commissione anche internazionale (o come volete voi), passare al livello successivo che gli consentirà di avanzare sia nello stipendio che nei posti di responsabilità.

- L’attuale legge Gelmini punisce e relega ai margini decisionali della vita universitaria coloro che nell’università ci lavorano davvero, disegnando una governance senza la presenza degli attuali ricercatori, degli associati e di un buon numero di studenti.

- Questa legge penalizza ulteriormente dal punto di vista economico i giovani che lavorano nell’università in quanto non consente loro di ricostruire la carriera nel momento in cui passa da uno stato giuridico ad un altro (da dottore di ricerca/assegnista a ricercatore, da ricercatore ad associato, da associato ad ordinario) creando un danno economico enorme soprattuo alle nuove generazioni di studiosi.

PERCHE’ NESSUNO FA QUESTE DOMANDE ALLA GELMINI, PERCHE’ NESSUNO LE DICE IN FACCIA QUESTE COSE ESIGENDO DA UN MINISTRO DELLA REPUBBLICA DELLE SPIEGAZIONI?


INTEGRATE E DIFFONDIAMO OVUNQUE (MAIL BOMBING, POLITICI, FLI, PARTITI D’OPPOSIZIONE, GIORNALI ECC) QUESTI POCHI, MA A MIO AVVISO IMPORTANTI PUNTI CHE NESSUNO HA MAI VERAMENTE TOCCATO IN OGNI TG O TRASMISSIONE TELEVISIVA. E’ SU QUESTO CHE LA GELMINI DEVE DISCUTERE E NON SCIORINANDO LA SOLITA LITANIA , IL SOLITO DISCO ROTTO. GRAZIE.

Giuseppe Patisso
Ricercatore
Università del Salento

COMUNICATO APRI PER RITIRO DDL E RICHIESTA DIMISSIONI GELMINI


L'Associazione Precari della Ricerca Italiani è indignata e delusa per l'attuale situazione che si è delineata relativamente al DDL Gelmini.


Sin dall'inizio dell'iter parlamentare, convinti che il DDL potesse rappresentare un'occasione per riformare in modo meritocratico un'università ancora oggi in mano alle corporazioni, abbiamo avviato innumerevoli tentativi di dialogo attraverso incontri con il MIUR, partecipazioni alle audizioni parlamentari, contatti con deputati e senatori particolarmente attenti alla causa.

Ebbene, qualunque nostro tentativo è andato a vuoto: il ministro si è dichiarato sordo a qualunque nostra richiesta.

L'APRI denuncia inoltre come gli emendamenti presentati nel primo passaggio in Senato, poi in Commissione e, infine, nell'attuale passaggio alla Camera abbiano completamente stravolto l'impianto originale disegnando un DDL che oggi non è solo inadeguato per riformare l'Università italiana, ma, se possibile, è estremamente peggiorativo ai fini della competitività internazionale del sistema italiano, del diritto allo studio e dell'apertura al merito e alle competenze.

Allo stesso tempo l'APRI è parimenti delusa dal comportamento di molte delle forze di opposizione e di governo/opposizione, preoccupate unicamente di cercare consenso attraverso contentini a figure già fortemente tutelate dal sistema universitario, dimenticando i precari e svilendo in questo modo le richieste di rilancio, apertura e meritocrazia del sistema universitario italiano.

Per tutti questi motivi, l'APRI chiede con forza che il DDL venga immediatamente RITIRATO, che il Ministro Gelmini si assuma le responsabilità del fallimento dimettendosi e che il parlamento e il governo si facciano carico di creare le condizioni per riprendere un dialogo aperto su un progetto di riforma universitaria necessario oggi più che mai.


APRI - Associazione Precari della Ricerca Italiani
http://www.ricercatoriprecari.it/
http://ricercatoriprecari.blogspot.com/

martedì 23 novembre 2010

Lettera aperta ai Rettori, ai Presidi di Facoltà, ai Direttori di Dipartimento e ai Presidenti di Consiglio di Corso delle Università Statali

LA LEGGE GELMINI E’ PEGGIORATA!


Da
Walter Tocci, deputato alla Camera per il PD.

PDL e Lega stravolgono le regole parlamentari e cancellano perfino i miglioramenti già approvati dalla commissione Cultura.

Si è appena conclusa una brutta pagina di vita parlamentare. Vi racconto in sintesi i fatti. Alle 13,30 la Camera ha approvato col nostro voto contrario la legge finanziaria, ora denominata di stabilità. Mezz’ora dopo PDL e LEGA hanno imposto la ripresa della discussione del ddl Gelmini in commissione Bilancio, dove si era bloccata qualche settimana fa. E’ stata una chiara violazione delle regole parlamentari. Infatti, non si possono approvare leggi di spesa durante la sessione di bilancio. Questa si concluderà solo quando anche il Senato avrà approvato il provvedimento finanziario. Di conseguenza il PD in Commissione Bilancio si è battuto perché non si desse corso al parere. Per un soffio non è passata la nostra mozione che ha raccolto 20 voti (partecipazione al 100% dei nostri deputati) contro i 21 voti di PDL e LEGA. Se anche i tre finiani avessero votato contro si sarebbero rispettate le regole e avremmo bloccato l’iter del provvedimento.

Quella regola non è solo una formalità, ma è ispirata a criteri di buon senso e di ordine delle discussioni. Infatti, la sua violazione ha condotto lo stesso governo in una situazione imbarazzante in cui ha dovuto smentire se stesso e cancellare una serie di norme che avrebbero avuto bisogno della conclusione della sessione di bilancio.

Pur di mettere il suo pennacchio sull’approvazione della legge la Gelmini ha disatteso gli impegni presi in pubblico ed è arrivata a eliminare perfino alcuni miglioramenti che erano stati introdotti dalla commissione Cultura. Le esigenze della propaganda per il ministro vengono prima dei diritti degli studenti, dei ricercatori e dei professori.

A seguire si è riunita la commissione Cultura e abbiamo assistito a una scena penosissima. I deputati della maggioranza hanno dovuto fare una sorta di abiura approvando ben 34 emendamenti abrogativi di norme che essi stessi avevano votato solo qualche settimana fa. A questo si riduce la vita parlamentare quando a comandare è uno solo. Riassumo di seguito i contenuti più importanti di tali emendamenti. Solo chi muove da un radicato disprezzo verso l’università può portare all’approvazione i seguenti peggioramenti:

- eliminazione del ripristino degli scatti di anzianità per i giovani ricercatori sbandierato dalla Gelmini in tante televisioni (art. 5 bis del testo approvato in commissione Cultura)

- definanziamento degli incentivi per l’internazionalizzazione del sistema universitario e in particolare per insegnamenti o corsi di studio che si tengono in lingua straniera (art. 2, comma 2, lettera l)

- possibilità di assorbimento da parte del ministero dei risparmi generati da eventuali fusioni di atenei, dopodiché non si capisce con quali incentivi si realizzeranno tali processi (art. 3, comma 3)

- soppressione del trasferimento dei beni demaniali in uso agli atenei (art. 3bis)


- obbligo di restituzione dei buoni studio anche da parte degli studenti che hanno ottenuto il massimo dei voti (art. 4, comma 1, lettera b)

- cancellazione nella definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per il diritto allo studio dei seguenti obiettivi: borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi; dopodiché non si capisce che cosa rimanga (art. 5, comma 6, lettera a)

- nei passaggi di livello eliminazione dell’aggancio alla classe quarta per la rivalutazione iniziale che era stato introdotto a parziale compensazione della mancata ricostruzione di carriera (art. 8, comma 3, lettera b)

- definanziamento della retribuzione integrativa per i ricercatori che svolgono didattica o attività gestionali (art. 9 comma 01)


- eliminazione della soglia minima di 20 mila euro annui per gli assegni di ricerca (art. 19, comma 6)

- ammissione che non si tratta di una vera tenure track poiché la conferma di ruolo è condizionata con norma esplicita alla disponibilità delle risorse (art. 21,comma 5)

- mancato riconoscimento delle prestazioni dei contratti a tempo determinato ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza (art. 25, comma 10quater)

- cancellazione della norma relativa ai concorsi per associato che non ha copertura finché non viene approvata al Senato la legge di stabilità.

La perla finale è il commissariamento del ministro Gelmini contenuto nell’ultimo emendamento (art. 25, comma 11 bis). Il ministro dell’Università, secondo la norma introdotta, “provvede” al monitoraggio degli atenei e “riferisce” al ministro dell’Economia il quale interviene “con proprio decreto” per modificare gli stanziamenti in bilancio a favore dell’università. E’ un linguaggio mai utilizzato nella legislazione italiana. Mai prima d’ora, infatti, erano state introdotte norme che subordinano un ministro rispetto a un altro, dal momento che la Costituzione ne stabilisce la parità di rango. Se fosse solo un problema personale potremmo dire che la Gelmini se l’è cercata e non saremo certo noi a compiangerla. Ma qui è in gioco una questione istituzionale che riguarda in ultima istanza la libertà universitaria. Doveva essere una riforma epocale. Oggi non è più neppure un disegno di legge. E’ una doppia ordinanza di commissariamento. Gli atenei sotto il comando del ministero dell’Università e questo sotto il ministero dell'Economia.

Ma non finisce qui. Utilizzeremo gli strumenti parlamentari per impedire questo scempio delle regole.

Lunedì inizia la discussione in aula, entro le ore 12 si presentano gli emendamenti e martedì mattina cominciano le votazioni. La battaglia non è perduta. L’opposizione parlamentare farà sentire la sua voce e avanzerà le proposte per una vera riforma dell’università italiana.

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