domenica 15 luglio 2012

Caro Professor Profumo, e se fuori corso ci fosse andato lei?

Chiar.mo Professor Profumo (dovrei scrivere Gentilissimo signor Ministro, ma mi piace pensare che Lei sia e resti soprattutto un professore universitario),
 
ho letto la pagina online del Corriere della Sera del 12 luglio che riporta stralci di Sue dichiarazioni sotto il titolo "Università, quei 600milafuori corso. Il ministro Profumo: sono troppi, più tasse"
 
Capisco che la giornalista abbia, nel comporre l'articolo, messo in evidenza le informazioni che le sono parse più interessanti, e di maggiore presa sul lettore: l'aumento delle tasse universitarie per fuoricorso e studenti extracomunitari. Mi stupisce, però, che non abbia fatto alcun cenno alla sostanziale liberalizzazione di tutta la contribuzione studentesca introdotta dal Decreto Legge sulla Spending Review. E' questa, infatti, la notizia più importante: il Decreto permette alle Università pubbliche di alzare le tasse universitarie, per tutti.
Forse, Lei, Ministro, non ne ha parlato? A me, da semplice cittadina, piacerebbe che ne parlasse, e spiegasse che cosa significa il disposto dell''art.7, comma 42, del Decreto Legge per la Spending Review. Lei ne ha illustrato solo una delle conseguenze, temo: quella più digeribile per il Paese (in fondo, sembra giusto che gli studenti perditempo siano spinti a studiare di più, e se anche si aumentano le tasse per gli studenti extracomunitari...beh, diciamocelo, non sono questi i problemi cui siamo più sensibili in questo momento...)
 
Ho un po' di difficoltà, io ricercatore di Economia politica, a discutere su una questione di aritmetica con un professore ordinario di Ingegneria, ex Rettore di un Politecnico, ed ex Presidente del CNR. Però, mentre dissento dal suo giudizio sui fuoricorso, e soprattutto dalla soluzione che vorrebbe adottare per ridurre il fenomeno, ma anche per ridurre il numero di studenti extracomunitari che vengono a studiare in Italia (e la nostra spinta all'internazionalizzazione dove è andata a finire?), mi conforta un po' sapere che i numeri difficilmente tradiscono, hanno una sola lettura corretta. Spero quindi che Lei non mi bacchetterà per quello che sto per scrivere, e dovrà convenire che ho ragione.
 
L'articolo modifica (le modifiche sono IN MAIUSCOLO) l'art. 5, comma 1,  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 25  luglio  1997,  n.  306, titolato "limite alla contribuzione universitaria", come segue:
" (…),la contribuzione studentesca "DEGLI STUDENTI ITALIANI E COMUNITARI ISCRITTI ENTRO LA DURATA NORMALE DEI RISPETTIVI CORSI DI STUDIO DI PRIMO E SECONDO LIVELLO" non puo' eccedere il 20 per cento dell'importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato, a valere sul fondo di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), e comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537. DEI TRASFERIMENTI STATALI CORRENTI ATTRIBUITI DAL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA. E' FATTO OBBLIGO AGLI ATENEI CHE SUPERANO TALE LIMITE DI DESTINARE LE MAGGIORI ENTRATE AL FINANZIAMENTO DI BORSE DI STUDIO A FAVORE DEGLI STUDENTI."
 
Se leggo bene, l'intera contribuzione studentesca di un Ateneo non poteva superare fino ad oggi il 20% di un certo importo (in realtà lo superava eccome, in un buon numero di Atenei, costretti a tirare su un po' di soldi dall'utenza per garantire un servizio decente, ma non era prevista per questo nessuna sanzione).
 
Ora, dal totale della contribuzione vengono sottratti i contributi universitari versati dagli studenti fuoricorso e dagli studenti extracomunitari: quindi quel tetto del 20% va diviso per il solo numero degli studenti in corso (non extracomunitari). Operando una semplice divisione (contribuzione diviso numero studenti), in cui il numeratore è invariato ma il denominatore è diventato minore, il risultato (=importo medio massimo delle tasse universitarie per studente in corso non extracomunitario) è certamente maggiore.
 
Se vado avanti a leggere, scopro che l'importo su cui quel 20% viene calcolato non è più il finanziamento ordinario annuale, ma un aggregato che è di solito maggiore del finanziamento ordinario. Questa volta, rifacendo la divisione, anche il numeratore è aumentato, quindi il risultato (=importo medio massimo delle tasse universitarie per studente in corso non extracomunitario) sarà dunque ancora maggiore.
In conclusione, non solo si profila (anzi, direi che il Ministro dell'Università auspica) un aumento delle tasse universitarie per i fuoricorso (e per gli studenti extracomunitari), ma si alza, e parecchio, il limite delle tasse universitarie per gli studenti in corso.
Fin qui i numeri. Mi dica, professore: ho sbagliato? Non credo.
Credo che davvero il Governo voglia dare il via libera all'aumento delle tasse universitarie, questione che non ha niente a che vedere con la Spending Review, ma che piuttosto attiene alla volontà di far gravare sempre più sugli utenti il costo del servizio universitario, che sta perdendo le sue connotazioni di servizio pubblico, e che non sarà invariato, ma peggiore, poichè è stato ancora ridotto il tasso di turnover del personale e si procederà ad una razionalizzazione della spesa (è razionale acquistare il materiale di consumo attraverso un sistema di convenzioni per spuntare il miglior prezzo al ribasso, e ottenere una partita di penne spuntate? da noi a Genova si fa già così, ma se in ogni stock di penne solo una ogni quattro funziona c'è qualcosa di irrazionale in questa razionalizzazione, mi pare).
 
Con la Spending Review, quindi, si intrecciano non solo decisioni di stampo paternalistico (siamo sicuri che tutti i fuoricorso vadano educati? io non credo, ma il discorso mi porterebbe troppo lontano), ma anche mal celate volontà di privatizzare l'Università Pubblica: più che di revisione della spesa, mi sembra che si stia andando verso una sostituzione della spesa pubblica con quella privata. Dietro la necessità di risanamento si nasconde un disegno politico di privatizzazione dell'Università, che diventerà inaccessibile a molti. Perchè un Governo di professori universitari non comprende che l'Università dovrebbe essere un motore di crescita, e che gli studenti cervelloni sono uniformemente distribuiti fra la popolazione, indipendentemente dalla situazione economica delle famiglie di origine? Ed è quindi miope, oltre che ingiusto, impedire loro l'accesso all'Università?
 
A questo proposito, la tanto attesa sanzione (anche questa introdotta dallo stesso articolo) per gli atenei che superano il tetto della contribuzione universitaria pare essere una dimostrazione emblematica di questa miopia:: gli atenei che supereranno il fatidico limite dovranno destinare le maggiori entrate (derivanti dal superamento) al finanziamento di borse di studio a favore degli studenti. Qui sono preparata: sono certa che si tratti di una misura di redistribuzione a favore degli studenti meritevoli e meno abbienti, quindi di una misura equitativa. Giusto, equo, conforme ai principi costituzionali! Se non fosse che, come ben sa, le tasse universitarie si pagano in relazione al reddito ISEEU, che si basa su una autocertificazione comprensiva della dichiarazione dei redditi. E che quindi c'è il rischio, se non la certezza, che le maggiori tasse pagate da chi è figlio di un lavoratore dipendente - che non può essere evasore - e da chi è onesto siano utilizzate per borse di studio in favore di studenti meno abbienti ma anche di figli di evasori fiscali.
 
Ho letto che Lei, savonese, si è laureato al Politecnico di Torino soggiornando per tutto il corso di studi in un collegio universitario, grazie ad una borsa di studi, che sono sicura meritasse per il suo curriculum e per censo. Se non avesse avuto questa possibilità, avrebbe probabilmente pendolato su scomodi treni tra Savona e Genova, perdendo tempo ed energie, e magari finendo fuoricorso. Ci ha mai pensato, signor Ministro, a quanto è stato fortunato? Se ne ricorda ancora?

Grazie per l'attenzione
 
Serena Scotto
 
ricercatore SECS-P/01
Università degli Studi di Genova
Rappresentante eletto del Collegio scientifico-disciplinare economico-giuridico-politico in Senato Accademico

martedì 10 luglio 2012

CoNPAss - NO AD OGNI AUMENTO DELLE TASSE UNIVERSITARIE!!!


http://www.professoriassociati.it/

COMUNICATO STAMPA

Per una università di qualità
Per lo sviluppo civile ed economico del Paese
Per la piena realizzazione della Costituzione

NO AD OGNI AUMENTO DELLE TASSE UNIVERSITARIE!!!

L’articolo 3, secondo comma, della Costituzione prescrive: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”; l’articolo 34, terzo comma, afferma: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Secondo i dati di Almalaurea, nel nostro paese sono solo 20 su 100 i laureati in età compresa tra i 25 e i 34 anni, contro la media europea del 37%. È un male antico: nella popolazione compresa tra i 55-64 anni, sono laureati 10 italiani su cento, metà di quanti ne risultano nei paesi Ocse (in Francia sono 18, in Germania 25, nel Regno Unito 29, negli USA 41). Eppure una laurea serve, perché in Italia il tasso di occupazione per chi possiede titoli d’istruzione universitaria supera di oltre 28 punti percentuali quello di chi non ha completato un ciclo d’istruzione secondaria superiore.

Un ostacolo ad una maggiore frequenza universitaria è sicuramente rappresentato dalle tasse d’iscrizione, che pongono l’Italia al terzo posto tra gli Stati europei, con una media di 1.100 euro (poco meno di un mese del salario netto di un lavoratore dipendente!); solo in Gran Bretagna e nei Paesi Bassi le università sono più care: in Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Austria sono del tutto gratuite, in Germania, Francia e Spagna assai meno costose.

È notizia della scorsa settimana l’aumento medio della tassa regionale sul diritto allo studio del 40%, nonostante le istituzioni continuino a non essere capaci di garantirlo a tutti i capaci e meritevoli: siamo l’unico Paese al mondo, del resto, in cui esiste la categoria degli “idonei senza borsa”; non dimentichiamo, inoltre, che le tasse studentesche coprono di fatto già il 50% delle borse di studio, realizzando in tal modo un sostanziale disimpegno dello Stato dal proprio compito primario e costituzionale di garantire l’accesso all’istruzione di ogni giovane meritevole, a prescindere dalle possibilità economiche della sua famiglia.

In Italia esiste inoltre il caso incredibile di una legge dello Stato puntualmente disattesa da quasi 6 Atenei su 10 in quanto non prevede alcuna sanzione (e il MIUR si guarda bene dall’applicarne alcuna): si tratta del DPR 306/97 che stabilisce che l’importo della contribuzione studentesca non può superare il 20% del fondo di finanziamento ordinario che il Ministero assegna a ogni singola Università. Il 59% degli Atenei - solo in parte per via della riduzione del FFO – è fuorilegge e il governo che fa? Cambia numeratore e denominatore del rapporto, scorporando dal conteggio le contribuzioni dei fuori corso (consegnandoli perciò alla “predazione contributiva”) e dall’altro lato aggiungendo al FFO ogni altro trasferimento statale: il numeratore si riduce, il denominatore aumenta, il gioco è fatto!

L’ultimo Decreto Legge del governo Monti (cosiddetto “spending review”) infatti permette, con un trucchetto da gioco delle tre carte, agli atenei di aumentare tasse già esorbitanti rispetto alla media europea nella speranza di rattoppare i buchi aperti nei bilanci universitari dal taglio del finanziamento ordinario, in atto da anni.

È un provvedimento odioso, che penalizza i giovani delle famiglie meno ricche, che punta a scatenare una guerra dei poveri tra studenti ed amministrazioni universitarie, che danneggia il paese intero perché farà ulteriormente abbassare il numero di giovani laureati. Forse qualcuno vuole che l’Italia torni ad essere quello che era negli anni Cinquanta, quando l’istruzione superiore era riservata ai “Pierini del dottore”.

Duole constatare che anche l'attuale esecutivo, in totale continuità con il governo precedente, nel riempirsi la bocca di "provvedimenti per la crescita", ignori e anzi penalizzi quello che è l'unico mezzo per una reale inversione di tendenza, e cioè il rilancio, anche sul piano morale, della ricerca, dell'istruzione, della cultura.

Dietro il pretestuoso paravento della lotta agli sprechi, bolso cavallo di battaglia dell'ex ministro Gelmini, sprechi attribuiti a un paese che occupa il penultimo posto nell'OCSE per i finanziamenti all'istruzione, anche l'attuale governo, con la lungimiranza di una talpa, continua a penalizzare gli strumenti di crescita, e cerca di illudere gli italiani che, con tagli lineari alla spesa pubblica e nuove tasse o artifici esclusivamente finanziari, possa esserci un ignorante, ma benefico, sviluppo.

Avendo già raschiato il fondo del barile nel depauperare le strutture e il personale del mondo della cultura, ora il gabinetto Monti ha l'impudenza di indirizzare l'aggressione economica sugli studenti, cioè sul futuro della nazione, infischiandosene, sul piano etico, della ennesima angheria fatta alle nuove generazioni, e delle intollerabili iniquità sociali così indotte. Ma soprattutto, ed è ancora più grave, di come sarà l'Italia del futuro, dato che bloccare la mobilità sociale significa privare il paese di forze vive indispensabili per la sua crescita culturale ed economica.

Come docenti impegnati a contrastare la distruzione in atto dell’alta formazione, avviata dal ministro Gelmini e continuata dal ministro Profumo, ci opponiamo e ci opporremo a qualunque aumento delle tasse universitarie.

CoNPAss Direttivo Nazionale
8 luglio 2012

lunedì 9 luglio 2012

Elezioni del Rettore di Uninsubria 2012-2018 - Quali impegni per quale futuro?


Ai Professori e ai Ricercatori
Al Personale tecnico-amministrativo e dirigente
Agli Studenti
dell'Università degli Studi dell'Insubria



Carissimi,

in occasione delle prossime elezioni per il rinnovo del Rettore del nostro Ateneo, APeR - Libera Associazione dei Professori e dei Ricercatori dell'Università degli Studi dell'Insubria intende promuovere il confronto pubblico dei candidati con metodologie e strumenti di partecipazione trasparenti e condivisi.

A questo scopo, siete tutti invitati a inoltrare entro il prossimo 27 luglio riflessioni e proposte su argomenti e/o specifici quesiti da sottoporre ai candidati.

Questo è possibile in due modi:
  • in forma pubblica, lasciando un commento su questa pagina;
  • in forma privata, inviando una e-mail a aper.insubria@gmail.com con subject "elezioni rettore" dal proprio account @uninsubria.it (per gli studenti: @studenti.uninsubria.it).

I contributi pervenuti in tempo utile verranno sintetizzati in un documento da sottoporre all'attenzione dei candidati, i quali saranno invitati a replicare in forma scritta.

Le risposte verranno rese pubbliche e costituiranno la base per un incontro-confronto pubblico in forma di Assemblea di Ateneo, che si terrà nella prima metà del prossimo mese di settembre.

Il Presidente e La Giunta di APeR
Marco Cosentino
Marco Benini
Terenzio Congiu
Adriano Martinoli
Elena Monti
Gloria Tabacchi

venerdì 6 luglio 2012

NO PROROGA RETTORI - Mancini, Profumo e la spending review


Non è credibile l’opposizione del Rettore Mancini (già segretario ed oggi presidente della CRUI) alla inaccettabile proposta della spending review governativa: togliere 200 milioni all’Università per donarli in oblazione alla scuola privata. Non perché quanto scrive Mancini sull’Unità del 5 giugno non sia condivisibile, ma perché il Magnifico non ha titolo per stracciarsi le vesti. Chi ha sostenuto una riforma inaccettabile e chi, contro le disposizioni di quella stessa legge, finge di subire l’interpretazione ministeriale che raddoppia la proroga in modo da gestire in eccesso di mandato la transizione al nuovo ordine degli Atenei, non può adesso strepitare verso il Governo che lo tiene incollato alla sedia.

Anche questo spiega l’inattesa durezza della risposta del Ministro che, assimilando i suoi critici (tra cui Mancini) a uno sbavante quadrupede amico dell’uomo, conferma la sostanza dell’intervento: una sottrazione di risorse al versante della ricerca e dell’Università pubblica, equivalente ai trasferimenti a vantaggio dell’istruzione privata. Nessun guadagno di efficienza. Solo, la conferma di un indirizzo politico di lungo corso che considera il sistema pubblico dell’istruzione e della ricerca come un pesante fardello, una fonte di sprechi da recidere. Non si comprende come facciano gli esponenti del Ministero ad affermare che “il taglio, alla fine, non sarà applicato al fondo di funzionamento ordinario”, quando la risposta virgolettata del Ministro parla esattamente di una cifra di 200 milioni “proposta per il taglio al fondo di funzionamento ordinario delle Università”. Vuol forse dire che, alla fine, il taglio all’FFO sarà annullato? Vedremo.

Sicuramente non risultano condivisibili i richiami ad un “processo ancora in itinere” e da valutare ex post in relazione ai tagli all’Università o ad una riduzione di stanziamenti per il settore privato. Da un governo tecnico così sensibile alle istanze formulate dal Presidente della Repubblica, ci saremmo attesi maggiore coerenza con i vibranti interventi del Quirinale in merito alla necessità di non mortificare la ricerca, l’alta formazione e, in ultima istanza, il futuro del Paese. La spending review avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per invertire la rotta di una politica suicida, per prendere esempio da cugini-competitors (Germania e Francia in primis) che, in risposta alla crisi, hanno aumentato le spese per la ricerca e la formazione, considerandole giustamente un investimento per la competitività del sistema-Paese, un obbligo morale (prima che economico) verso i giovani e le future generazioni.

Auspichiamo che – come minimo – i tagli ipotizzati rientrino. Altrimenti l’intero sistema universitario nazionale dovrà reagire con la necessaria energia a questo ennesimo attacco. Come? Sensibilizzando nell’immediato le parti politiche e l’opinione pubblica, attivando le eventuali necessarie mobilitazioni e, non da ultimo, riaffermando i valori essenziale della legalità, della legittimità degli atti, della democrazia nelle Università tramite l’elezione di nuovi Rettori, capaci non solamente di “gestire transizioni”, ma soprattutto di difendere e rilanciare in maniera seria, forte, credibile l’Università italiana senza poter essere immediatamente richiamati all’ordine, paragonati al cane di Pavlov.

Il coordinamento nazionale NO PROROGA RETTORI

giovedì 28 giugno 2012

CoNPAss - AI PROFESSORI ASSOCIATI DELLE UNIVERSITA’ ITALIANE

28 giugno 2012

AI PROFESSORI ASSOCIATI DELLE UNIVERSITA’ ITALIANE

Con riferimento al recente decreto n. 76 del 7/6/2012 il Coordinamento Nazionale Professori Associati pone all’attenzione di tutti i professori associati italiani, e di quanti sono intenzionati a concorrere per le prossime procedure di abilitazione, i seguenti punti:

• E’ stata fissata una soglia per poter partecipare alla procedura di abilitazione. Tale soglia è calcolata in base ai valori mediani di alcuni indicatori bibliometrici: numero di pubblicazioni nei dieci anni precedenti il bando, normalizzato per l’età accademica se questa è inferiore a dieci anni; numero di citazioni e h-index, entrambi normalizzati all’età accademica.

• Pare (il decreto non si esprime con chiarezza su questo punto, ma è stata diffusa una nota dall'ANVUR) che tali mediane saranno calcolate, per ciascun settore concorsuale, in base ai dati che i professori attuali caricheranno volontariamente sul sito del CINECA.

• L’età accademica è definita in maniera nebulosa nel decreto come “il periodo di tempo successivo alla data della prima pubblicazione pertinente al settore concorsuale”, con esclusione di periodi di interruzione dell'attività scientifica per congedi o altre cause rilevabili dal curriculum e anche per essa (pare che) faranno fede i dati in possesso del CINECA. Viene spontaneo chiedersi come farà l'ANVUR a stabilire se una specifica pubblicazione (in generale non disponibile alla sua valutazione) sia o meno pertinente al settore concorsuale, né come potrà conoscere (e verificare) tutte le possibili cause di interruzione.

Tutto ciò NON garantisce che il calcolo sia fatto correttamente e risponda alla realtà dei fatti, visto che il “popolamento” del sito del CINECA è affetto da omissioni e ridondanze. A riprova di ciò nel decreto emanato il 21 giugno la stessa Anvur prevede un intero articolo (Art. 5: Errori e omissioni nella compilazione del sito docente e completezza delle banche dati), alla fine del quale demanda l’aggiornamento e la verifica dell’esattezza dei dati al singolo docente, e dichiara di non essere responsabile di eventuali errori. A conferma di questi rilievi in questi giorni si stanno moltiplicando gli appelli, più a meno accorati, al senso del dovere dei docenti che devono completare l’inserimento dei dati nel sito e accertarsi che non ci siano duplicati! E' infatti evidente che eventuali duplicazioni, se non adeguatamente verificate dall'ANVUR, farebbero innalzare il valore delle mediane, come lo innalzerebbero eventuali prodotti erroneamente registrati dai docenti con le tipologie indicate negli allegati del Decreto (le uniche da prendere in considerazione, secondo il decreto per il calcolo degli indicatori). Ancora maggiori saranno le conseguenze del mancato caricamento, da parte di qualche docente, delle proprie pubblicazioni più antiche, con conseguente riduzione della sua "età accademica" e, quindi, innalzamento delle mediane degli indicatori destinati ad essere normalizzati. E' probabile che l'ANVUR ritenga di potersi tutelare dalle conseguenze degli errori di calcolo delle mediane non rendendo pubblici i dati disaggregati, ma difficilmente questa eventuale pretesa potrebbe resistere di fronte a richieste "formali" dei candidati, o di associazioni di docenti come il CoNPAss, di potere avere accesso a tali dati.

Di conseguenza l’intera procedura, invece di garantire trasparenza e merito come tanto sbandierato, darà luogo sicuramente a lunghi contenziosi legali dagli esiti incerti.

Il CoNPAss, inoltre, richiama con forza l’attenzione dei propri soci, dei professori associati e di tutta la comunità accademica italiana i sul fatto che le attuali regole in vigore per il turn over, fissate dal decreto legislativo n. 49 del 29 marzo 2012 consentiranno di bandire, a valle delle abilitazioni, un limitatissimo numero di concorsi per la I fascia, rendendo di fatto quasi inutilizzabili le abilitazioni conseguite. In particolare, nel caso dei professori associati che eventualmente conseguiranno l’abilitazione alla prima fascia, appare fortemente limitante l’ulteriore vincolo che, nella stragrande maggioranza degli atenei, il numero di professori di prima fascia chiamati non potrà essere superiore al numero di posti di RTD tipo b chiamati.

Sulla base di queste considerazioni il CoNPAss ritiene indispensabile che il MIUR, anche accogliendo le ragionevoli sollecitazioni del CUN, intervenga rapidamente per modificare le inadeguate procedure previste dall'ANVUR e invita iscritti e simpatizzanti

- a diffondere e discutere queste informazioni nelle sedi locali;

- a impegnarsi per una battaglia per l’introduzione di una fascia unica della docenza basata su una seria e costante valutazione. 

 

sabato 9 giugno 2012

Petizione di Ateneo per la previsione in Statuto dell'elettività del Consiglio di Amministrazione


Al Magnifico Rettore
dell'Università degli Studi dell'Insubria

Magnifico Rettore, i firmatari della presente petizione richiedono alla MV, ai sensi dell'art. 84, comma 2 del vigente Statuto, che gli Organi collegiali di governo dell'Ateneo possano pronunciarsi sulla proposta di modifica statutaria allegata, tesa a introdurre l'eleggibilità dei componenti del Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo.

Come è noto alla MV, lo Statuto del nostro Ateneo approvato in forma definitiva dal Senato Accademico nello scorso marzo non prevede l'elettività dei componenti del Consiglio di Amministrazione, organo principe nel nuovo sistema di governance universitaria introdotto dalla Legge 240/2010, sebbene tale previsione fosse presente nella prima versione del testo. L'elettività del CdA è stata in seconda lettura eliminata in base al parere espresso dal MIUR sulla prima versione. In sintesi, il MIUR ha ritenuto che tra le modalità di "scelta o designazione" previste dalla Legge 24/10 per i componenti del CdA non potesse comprendersi l'elezione.

L'interpretazione del MIUR è stata tuttavia recentemente smentita dal TAR Liguria, il quale, respingendo il ricorso del MIUR contro lo Statuto dell'Università di Genova che prevede l'elettività dei componenti del CdA, afferma tra l'altro che "etimologicamente il vocabolo [scelta] discende dalla coniugazione al participio passato del verbo scegliere, a sua volta derivato dal latino “ex-eligere”, la cui assonanza con la contrastata modalità elettorale non ha necessità di essere spiegata", concludendo che "non sussiste nel senso ora indicato un principio che impone l’opzione democratico-elettiva per l'individuazione dei membri del consiglio d'amministrazione di un ente quale e' un’università statale; tuttavia non può essere esclusa la possibilità che l'’ordinamento di un paese fondato sulla democrazia elettiva rimetta a tale metodo anche la provvista dei componenti dell’'organo di governo delle scuole di alta formazione italiane."

E' inoltre doveroso ricordare come in sede di approvazione del testo vigente dello Statuto del nostro Ateneo numerosi componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione abbiano formulato l'auspicio che l'elettività del CdA potesse essere tempestivamente reintrodotta a fronte di pronunciamenti favorevoli a una tale previsione.

I firmatari di questa petizione ritengono in ogni caso che l'elettività dei componenti del Consiglio di Amministrazione da parte della Comunità Accademica sia fondamento irrinunciabile a garanzia dei principi di autonomia e democraticità della vita di un Ateneo e auspicano di conseguenza che la proposta di modifica dello Statuto possa essere discussa quanto prima e in ogni caso nei tempi previsti dalle norme vigenti, onde consentirne l'applicazione già in sede di prima applicazione del nuovo testo.

A tal proposito, infine, sottolineano come una tale modifica non rischi in alcun modo di interferire con il complessivo processo di attuazione del nuovo Statuto, i cui tempi potrebbero prevedere l'avvio delle procedure per la costituzione del nuovo CdA proprio in coincidenza con l'entrata in vigore della modifica proposta.

Grati per la particolare considerazione che siamo certi verrà dedicata a questa petizione, porgiamo deferenti ossequi.

Como/Varese, 4 giugno 2012

Per aderire clicca qui: http://tinyurl.com/uninsubriastatuto

martedì 5 giugno 2012

COMUNICATO DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE UNIVERSITA’ BENE COMUNE SUI RISULTATI DEL CONTROSONDAGGIO SUL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO

COMUNICATO DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE UNIVERSITA’ BENE COMUNE SUI RISULTATI DEL CONTROSONDAGGIO SUL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO

5 giugno 2012

Il 16 maggio si è concluso il controsondaggio promosso dall’Assemblea Università Bene Comune sul valore legale del titolo di studio, iniziato il 17 aprile e realizzato attraverso un questionario somministrato in formato elettronico per l’autocompilazione via web. Il questionario riguardava, oltre al problema del valore legale, anche altri aspetti dell’organizzazione dell’università nel nostro paese, sui quali daremo puntuale notizia nei prossimi giorni.

Nonostante il silenzio assordante della stampa, attraverso la rete e il passa parola al sondaggio hanno risposto 4.155 cittadini, di cui il 58,7% appartenenti al mondo universitario. Va subito osservato che il 69% dei rispondenti non ritiene che quella del valore legale del titolo di studio sia una priorità per il sistema universitario italiano. Tra i rispondenti i gruppi più numerosi sono quelli degli studenti (22%) e dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (44%). Analizzando l’insieme dei rispondenti secondo il titolo di studio emerge che ben il 45,6% è laureato e il 26,6% ha conseguito il dottorato di ricerca. Si tratta quindi di un insieme altamente informato sulla situazione universitaria, in cui la percentuale di rispondenti sotto i 35 anni è pari al 38%.

Complessivamente l’84% dei rispondenti ha espresso un parere contrario all’abolizione del valore legale del titolo di studio. Questo risultato si aggiunge e fornisce conferma a quello registrato dal sondaggio organizzato dal ministro Profumo, al quale hanno partecipato quasi 24.000 cittadini, di cui il 74% è contrario all’abolizione del valore legale del titolo di studio.

L’esito concorde dei due sondaggi, tra di loro indipendenti e indirizzati verosimilmente a strati di popolazione ben differenziati, indica in modo non equivoco che l’orientamento prevalente della cittadinanza, quantomeno della sua componente più attiva ed informata sulle problematiche in oggetto, vuole che il sistema di istruzione della Repubblica mantenga e rafforzi le caratteristiche di inclusività e di promozione sociale che la Costituzione del 1948 indica come stelle polari dell’azione politica, in quanto presupposto necessario affinché tutti i cittadini possano essere egualmente liberi. In pratica l’esito dei due sondaggi certifica che i cittadini vogliono, concretamente e non in astratto, una politica che faciliti l’accesso delle classi meno abbienti ai gradi più elevati dell’istruzione.

I darwinisti sociali del merito e dell’eccellenza (la cui politica sociale si sostanzia nella massima “i poveri sono poveri perché se lo meritano”, ovvero, con il linguaggio più chic degli economisti marginalisti, “perché non hanno investito abbastanza nel loro capitale umano...”) escono sconfitti da questa consultazione, e la loro sciagurata alleanza con le forze più apertamente reazionarie dello scacchiere politico (il governo Berlusconi e il ministro Gelmini) mostra tutta la sua miseria.

“Filosofia della miseria” che tuttavia affligge anche il governo dei tecnici (cioè “i migliori”, perché se non fossero i migliori su cosa sostanzierebbero la loro legittimità?), come mostrano sia il tentativo del ministro Profumo di introdurre l’abolizione del valore legale dei titoli di studio per decreto, sia la gestione “omertosa” dei risultati del “suo” questionario.

La stessa “filosofia della miseria” informa anche la bozza di “decreto sul merito”, con le americanate alla McDonald sullo studente dell’anno, l’obbligo di attività didattica per gli assegnisti di ricerca (ritorniamo al lavoro servile dell’Ancien Régime), l’abolizione della tenure track per i ricercatori a tempo determinato e il ripristino dei concorsi locali (misura alla quale Profumo parrebbe però aver già deciso di rinunciare).

Nelle prossime settimane presenteremo un’analisi approfondita dei risultati del controsondaggio: grazie alla preziosa collaborazione di quanti hanno partecipato all’iniziativa, disponiamo ora di tantissimi input e suggerimenti utili sugli aspetti prioritari da migliorare nell’organizzazione dell’Università italiana. Giudichiamo molto positivamente l’esperienza di questa indagine, forti della convinzione che, per impostare una vera politica riformatrice e contrastare il tentativo egemonico delle forze conservatrici, sia oggi più che mai necessario dare corpo ad una vera e propria inchiesta dal basso sulla situazione degli atenei e sui bisogni e sui desideri di coloro che li popolano quotidianamente.


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