domenica 6 gennaio 2013

NO.PROROGA.RETTORI - GESTIONE DELLE UNIVERSITA' ITALIANE: BATRACOMIOMACHIA O TRAGEDIA?


GESTIONE DELLE UNIVERSITA' ITALIANE:
BATRACOMIOMACHIA O TRAGEDIA?
 
 
Le Università italiane sono gestite con un eccesso spaventoso di norme ministeriali in cui è difficile raccapezzarsi e a cui si è aggiunta in ultimo l'occhiuta presenza dell'ANVUR per la (s)valutazione dell'Università e della Ricerca. Tali norme, tuttavia, trovano sempre elusioni e disapplicazioni: la legge non è uguale per tutti ma solo per pochi.
Quale risulta lo stato attuale di attuazione della riforma dell'Università stabilito dalla legge cosiddetta Gelmini (240/2010)? La legge prevede norme ben precise di riforma con cadenze temporali ben chiare, pena di commissariamenti minacciati che si sono sempre risolti nelle consuete grida manzoniane. E' notorio che la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) è stata favorevole alla Riforma Gelmini, anche nei suoi massimi esponenti, probabilmente con la riserva mentale di sabotarla, soprattutto in quelle norme più penalizzanti per i Magnifici Rettori in carica e aspettando, per questo, il momento più propizio che si è presentato con la caduta del governo Berlusconi e la nascita del governo tecnico, con alcuni ex-Rettori presenti: lo stesso Presidente del Consiglio Prof. Monti ed il Prof. Profumo, ex Rettore del Politecnico di Torino, ora ministro dell'Università al posto dell'On. Gelmini.
Ecco alcune perle nell'applicazione saggia e sapiente della suddetta legge, ad opera dei Rettori delle Università italiane e con l'avallo della CRUI.
 
Dipartimenti. La legge prevede che le Facoltà debbano scomparire (anche se a giudicare dalla sua “agenda”, il Presidente Monti lo ignora) e che debbano formarsi Dipartimenti di almeno 35 o 40 docenti (a seconda della numerosità dei docenti nella varie Università), "afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei". Il principio ispiratore della norma, del tutto condivisibile è la razionalizzazione delle risorse attraverso l’accorpamento di più strutture dipartimentali. Ebbene la realtà è stata quella che un settore scientifico-disciplinare formato ad esempio in una Università da due o più docenti, si siano divisi tra due o più dipartimenti: uno stesso settore scientifico disciplinare non è omogeneo neanche a se stesso! La logica è quella della panspermia scientifica, invece di quella della famiglia scientifico disciplinare unita. Esemplare il caso dell'Università della Tuscia, ove sono molti i Settori Scientifico Disciplinari con due soli componenti, divisi tra due Dipartimenti. Ma c'è di più: neanche la soglia numerica minima di afferenti è stata rispettata. Alla Tuscia ad esempio, il Magnifico Rettore e Presidente della CRUI Prof. Mancini ha dato il proprio avallo a un Dipartimento sotto-dimensionato come numero di docenti componenti: che importa la legge, la legge non si applica, ma si interpreta in maniera creativa, se conviene.
 
Rettori. La legge 240/2010 prevedeva che gli statuti dell'Università dovessero essere adeguati alla nuova legge e dal momento di adozione dei nuovi statuti il mandato dei Rettori in carica è prorogato fino al termine del'anno accademico successivo. Ma soprattutto: forse l’unico elemento apprezzabile della Gelmini, vi è un preciso limite al mandato temporale dei futuri Rettori. Ma si sa, alla poltrona di rettore si rinuncia mal volentieri: in questi giorni abbiamo potuto apprezzare come mantenerla possa anche fruttare un seggio in Parlamento… E così nel 2012 è sorta una querelle appassionante tra i Rettori (alcuni con mandati ultradecennali) decisi a rimanere il più a lungo possibile in carica e molti docenti decisi a rinnovare i Rettori secondo criteri di cambiamento e alternanza democratica. Esemplare il caso dell'Università dell'Aquila con un decano che convoca le elezioni per il Rettore ed il Rettore, già in regime di proroga che si oppone in quanto ritiene di avere diritto ad un secondo anno di proroga ai sensi della legge 240/2010. In ultimo, una sentenza del TAR dell'Umbria (giugno 2012) da ragione ad un docente: un solo anno di proroga per il Rettore di Perugia ed elezioni per il nuovo Rettore immediate. Fortuna che a rimettere le cose a posto ci ha pensato il governo dei Rettori!
 
Ancora Rettori e Spending Review. Nella legge cosiddetta Spending Review, del 7 agosto 2012, è prevista con un codicillo (il 42-ter dell’articolo 7) la proroga di un ulteriore anno dei rettori già prorogati di un anno dalla legge Gelmini, nelle more degli adempimenti statutari, che diventano così delle interminabili tele di Penelope. L’esempio lampante di ciò è la situazione di Perugia, laddove il Rettore bis-prorogato a due anni dalla entrata in vigore della legge non è stato neppure capace di avviare i nuovi dipartimenti! Ed è divertente che la legge spending review "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini" venga intesa come invarianza dei rettori senza alcuna revisione della spesa pubblica per la loro carica:
-quanto costano le indennità di carica di rettori che non si riesce a far scadere?
-quanto costano le auto blu a disposizione dei rettorati italiani?
-quanto costano le segreterie particolari dei rettori presenti nelle università italiane?
Leggi ad Rectores, altro che leggi ad Nationem, come spudoratamente dichiarato a fine anno dall'attuale capo del Governo Prof. Monti, ex-Rettore, come il suo sodale Prof. Profumo. La democrazia è votazioni (anche dei rettori) ed alternanza, non proroga della proroga per legge.
 
Rettori o Padroni? Qual è il male di cui soffrono Atenei, Stati, Enti in cui il Rettore o Presidente hanno durate decennali, con vari espedienti di allungamento? Un Magnifico Rettore con carica ultradecennale, soprattutto con proroghe per legge, non votato e con sospensione di libere elezioni, passa dalla sua carica di Magnifico Rettore a quella di Magnifico padrone dell'Università: un padrone non ha obblighi ma capricci, non deve rispettare la legge, la legge è lui, non ha bisogno di liberi cittadini ma di sudditi e servi. Il servilismo è il male più diffuso nelle Università Italiane e l'ostacolo più grande ad un'effettiva crescita democratica degli Atenei. La vicenda delle nomine delle commissioni TFA (Tirocini Formativi Attivi) all'Ateneo della Tuscia esemplifica il problema: un professore di prima fascia, del settore di interesse, di grande competenza e valenza scientifica, si vide sostituito in commissione da un collega estraneo al settore di pertinenza e di II fascia, solo per aver reso nota la propria posizione avversa all’ulteriore anno di proroga al Rettore. Si ritorna ai tempi di Caligola che può nominare il suo cavallo senatore nella più completa discrezionalità, senza rispettare i principi di imparzialità, trasparenza ed efficienza propri della Pubblica Amministrazione.
 
Affidamento insegnamenti. All'articolo 23 la legge Gelmini prevede che per i contratti di insegnamento il titolo di Dottore di ricerca è titolo preferenziale. Alcune Università (per esempio Università della Tuscia a Viterbo) hanno interpretato tale dettato di legge, non come preferenziale a parità di titoli, ma prioritario in assoluto. E' come se il Nobel Enrico Fermi in un affidamento di un insegnamento di Fisica delle Particelle, è perdente rispetto ad un neo-dottore di ricerca in Fisica delle Particelle, ma non solo, anche di fronte ad un neo-dottore in Linguistica Indoeuropea. Tanta assurdità non è stata mai revocata all'Università della Tuscia. Che ne pensa in proposito la Comunità Scientifica Internazionale o l'ANVUR o il Ministero?
 
Incentivazione CdS alla Tuscia nel 2012. Alla Tuscia nel 2012 sono stati distribuiti 50.000 euro ai CdS virtusi in base a parametri di efficienza della didattica (miglioramento delle iscrizioni e diminuzione della mortalità studentesca). Uno dei problemi è: quei soldi sono stati dati a dei CdS che si sono attivati con strumenti specifici per migliorare la didattica o è una specie di vincita di un terno a lotto, che ha premiato soltanto dei CdS fortunati? Bene la risposta corretta è la seconda: un'incentivazione casuale a perdere ed una tantum, senza alcuna messa in campo di metodi o sistemi in grado di far progredire i CdS. Uno sperpero di risorse, non un investimento per il miglioramento. Ovviamente tutto è rimasto come prima, nonostante i 50.000 euro regalmente elargiti.
 
Informatizzazione degli Atenei: esami, attività didattica, carriere degli studenti. Una priorità del Governo o dei passati Governi è l'informatizzazione della Pubblica Amministrazione ed anche delle Università. Ha del miracoloso che tutto si svolga per via telematica, con abolizione dei famigerati pezzi di carta. Alla Tuscia, però, come in altri Atenei, ci si muove, ma con il freno tirato (adelante Pedro con juicio): sì alla informatizzazione degli esami universitari, ma con stampa del verbale cartaceo: le norme ancora prescrivono che il verbale deve essere cartaceo. Gli utenti della strada sanno benissimo, quando incappano, ahinoi troppo spesso, in multe per violazione al Codice della Strada che il verbale è telematico, che viene stampato solo in sede di contestazione: non c'è una copia cartacea che valida la copia informatica. Ma le multe stradali sono una cosa, altra cosa sono gli esami con registrazione informatica. Ma i sistemi informatici delle Università sono adeguati? Occorrerebbe una Commissione d'inchiesta ministeriale per capire lo stato e qualità di informatizzazione degli Atenei: le sorprese non mancherebbero. Molti problemi sono risolti con la buona volontà delle persone, soprattutto quelle addette ai Centri di Calcolo, altrimenti il sistema si bloccherebbe inesorabilmente.
 
Segreteria Studenti Unica alla Tuscia. Qual è il vantaggio della Segreteria Studenti Unica, quando la storia della Tuscia è basata su Segreterie di Facoltà? La risposta non è agevole. Da quello che risulta la duplicazione delle Segreterie (Unica e Didattica di Dipartimento) ha portato ad una duplicazione delle sedi (spesso distanti), del personale e delle competenze: con documenti e soprattutto studenti che oscillano (spesso a vuoto) tra i due centri con spreco di tempo e di risorse. Tutto si cambia perché non cambi nulla o meglio in peggio. Non è ovviamente un problema di persone o di addetti, ma di think tank. I maligni affermano che è solo una questione di prebende.
 
Nuovi Corsi di Studio. La riforma dell'ordinamento degli studi con il cosiddetto 3+2, ormai vecchio di un decennio, ha portato finora una serie infinita di disastri che il Ministero prima non è stato in grado di prevedere e guidare e poi ha aggravato. La molteplicazione dei CdS è un male antico a cui ancora non si pone rimedio, anzi risorge più virulento che mai con la dipertimentalizzazione degli Atenei previsto dalla legge Gelmini. Un caso significativo è presente per l'AA 2012-2013 alla Tuscia: presso il Dipartimento di Economia e Impresa (DEIM) è stato attivato un CdS in Ingegneria Industriale. Come è possibile attivare un CdS di Ingegneria presso un Dipartimento di Economia? E' semplice. Basta assumere dei Ricercatori a tempo determinato in SSD idonei e non è assolutamente necessario avere dei laboratori attivi in tale campo o delle tradizioni di ricerca: il Ministero approva a prescindere, basta poi fare un'ennesima nota per circoscrivere il caso. Ma perché un'Ingegneria Industriale alla Tuscia? La risposta è nella mancanza di matricole in questo Ateneo e l'ultima facoltà aperta alla Tuscia in Scienze Politiche con vari CdS è implosa in meno di un decennio. Ma questo non ha impedito la nascita Ingegneria e anche di di Giurisprudenza ed in un futuro prossimo venturo anche una futuribile Medicina Industriale, ovviamente sempre presso il DEIM. C'è di più, esiste pure un corso della Tuscia a Tarquinia: (link a http://www.lingue.unitus.it/facolta/tarquinia.htm) in "Lingue e letterature straniere" - CLASSE XI, Indirizzo: "Tecniche per il turismo e il territorio". Del corso non c'è traccia nel sito ufficiale del Ministero (link a http://offf.miur.it/pubblico.php/ricerca/show_form/p/miur), ma c'è traccia del costo complessivo per l'Ateneo della Tuscia per il conferimento degli incarichi "di insegnamento a carattere integrativo nel corso di studio in Lingue e culture moderne relativamente al piano di studi Lingue per turismo- Tarquinia" per 158 CFU e 50.165 euro per il 2012-2013. A quando un piano di studio per Ingegneria Navale a Tarquinia?
 
L'Università italiana nella sua storia ha un retaggio glorioso: dalla Alma Mater Studiorum (Università di Bologna dal 1088), all'Università di Padova dove ha insegnato G. Galilei, all'Istituto di Fisica di E. Fermi all'Università di Roma. Occorre tuttavia rivolgersi al lontano passato per trovare un qualche motivo di orgoglio, perché il presente è buio totale. "...Dappertutto io scorgo una contraddizione tra le parole e le azioni, tra le oneste intenzioni dichiarate e i procedimenti seguiti; tra la comprensibilità degli scopi e l'incomprensibilità dei mezzi adottati..." (Lettera del principe C. von Metternich al conte A. von Prokesh-Osten, Vienna 21/12/1854).
Speriamo in un futuro migliore, ma senza il Prof. Monti ex-Rettore, senza il Prof. Profumo ex-Rettore, senza il Prof. Mancini Rettore dell'Università della Tuscia e Presidente CRUI, i magnifici responsabili dello sfascio attuale delle Università statali, perché prosperino le private.

Il Comitato Nazionale NO.PROROGA.RETTORI

lunedì 3 dicembre 2012

CoNPAss - Su alcune storture non ancora rilevate e ancora evitabili


Su alcune storture non ancora rilevate e ancora evitabili
(rimedi di breve periodo per superare l’impasse nel turn over dei professori ordinari)
La sovrapposizione e la coesistenza di numerosi limiti, introdotti per ragioni diverse (finanza, ricambio generazionale, ri-proporzionamento delle fasce), invece di regolare in modo ordinato e fluente il turn over per la prima fascia, ha sostanzialmente bloccato a tempo indeterminato tale ricambio. Tra i molti, i principali ostacoli sono costituiti dall’utilizzazione del punto organico per misurare il finanziamento necessario alla chiamata “interna”, dal limite di chiamate rispetto ai posti banditi per ricercatori di tipo b, dal limite di finanza pubblica del 20% del turn over complessivo. Mentre il piano di reclutamento straordinario dei professori associati, volto alla progressione di carriera dei ricercatori, supera alcuni di questi limiti, nessuna salvaguardia è prevista per la progressione di carriera dei professori associati.
Nella consapevolezza della difficoltà di intervenire nell’immediato sui limiti imposti per ragioni di finanza, si propongono tre correttivi immediati i quali ove necessario possono trovare spazio nel provvedimento cosiddetto “mille proroghe” in corso di approvazione.
1.   Il primo di essi è la modificazione dei criteri di individuazione della copertura finanziaria per la chiamata degli interni. Ferma restando l’esigenza di un razionale sistema di pianificazione dell’organico, l’applicazione dell’attuale criterio del punto organico indipendentemente dall’anzianità di servizio posseduta dall’interno che viene chiamato determina un’anormale e fittizia necessità di copertura finanziaria. In molti casi, invece, la chiamata dell’interno non comporterebbe all’ateneo alcun differenziale di spesa reale. Per tale ragione si propone di modificare il criterio del punto organico per le chiamate degli interni inserendo il criterio del “differenziale di costo individuale” proiettato su un ragionevole arco temporale. Analogamente si può agire sul recupero del maggior costo effettivo del personale andato in pensione.
2.   Il secondo è indubbiamente costituito dall’eliminazione del vincolo della corrispondenza tra le chiamate dei professori ordinari e i posti banditi di ricercatori a tempo determinato di tipo b, anche perché di fatto finora nessun ateneo ha bandito tali posti e invece le risorse sono state “distratte” verso posti di tipo a. Altre sono le forme che devono garantire la massimizzazione dei posti di tipo b negli atenei, come ad esempio proposto di seguito.
3.   Il terzo rimedio, che può essere o alternativo o auspicabilmente aggiuntivo al secondo, è quello di abrogare tout court la lettera (a) del comma 3 dell’art. 24 della legge 240 del 2010, ovvero imporre agli atenei un limite massimo (assai piccolo) di posti di tipo a bandibili in rapporto ai posti di tipo b.
Di tutta evidenza si tratta di correttivi volti a limitare le storture prodotte dall’accavallarsi di norme molto poco meditate. Una stabile, duratura e sostenibile (anche finanziariamente) soluzione del problema del turn over complessivo, del reperimento delle risorse necessarie al funzionamento dei corsi di studio, della redistribuzione delle risorse stipendiali a favore dei giovani docenti a inizio carriera, è costituita, come in moltissime occasioni è stato ricordato e dimostrato, dal ruolo unico con valutazione permanente. Si tratta di una profonda ristrutturazione dello stato giuridico della docenza universitaria con modalità del tutto diverse da quelle finora proposte da altri gruppi. Saremmo pertanto ben lieti di intraprendere un dialogo costruttivo con Ella per illustrare tale idea e gli effetti positivi che la sua applicazione avrebbe sull’intero sistema universitario.
Sia sempre chiaro che il ruolo unico di cui discutiamo è agli antipodi dell’ope legis, che invece l’attuale controversa attuazione del sistema di abilitazioni nazionali inevitabilmente determinerà. Una ragione di più per porvi rimedio anzitempo.

CoNPAss, sezione locale della Seconda Università di Napoli
CoNPAss, direttivo nazionale
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Caserta, lì lunedì 3 dicembre 2012.
Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca,
prof. Francesco Profumo

giovedì 22 novembre 2012

TRA IL DIRE E IL FARE: OVVERO IL PD E L’UNIVERSITA’

-->

I documenti a sostegno dei politici, corredati delle firme degli aderenti, sono un'arma a doppio taglio. Da un lato qualche nome ‘importante’, tra quelli che compaiono tra i firmatari, può indurre fenomeni imitativi, sulla base del semplice assunto: “se il sig. De’ Tali, di cui mi fido ciecamente, dice così, io dico lo stesso”, per transitività della fiducia. Dal punto di vista della logica epistemica, se a crede in b, e b crede in c, allora a crede in c. Prendiamola per buona, visto che c’è del vero in molti casi, senza avventurarci in una analisi strettamente logica, che porterebbe facilmente a dimostrare che una assunzione della regola in senso assoluto porterebbe all’indesiderata conclusione che ciascuno crede in tutto. Ma –dicevamo– è un'arma a doppio taglio; è un po’ come la legge del dictum de omni et nullo della sillogistica medievale. Ossia, vale anche la conversa: siccome a ha fiducia in b, e io non ho nessuna fiducia in a, allora io non ho nessuna fiducia in b.

Circola in questi giorni un “Manifesto degli intellettuali”, con 500 firme pro Bersani. Bene, tutte le (poche) volte che si parla di cultura. Una prima considerazione è di tipo meramente quantitativo: appare azzardato il titolo ricorrente a stampa: “L’accademia firma per Bersani” (cfr. ad es: http://www.corriereuniv.it/cms/2012/11/laccademia-firma-per-bersani/). Due appunti: primo, gli strutturati nell’accademia italiana sono circa 57.000, le firme sono 500: manca l’adesione dei restanti 56.500; secondo, se scorriamo l’elenco, troviamo sì qualche accademico, ma anche parecchi che saranno sicuramente intellettuali, ma certamente accademici non sono: registi, scrittori e quant’altro (grazie a dio abbiamo un’anagrafe dei docenti, è una delle poche cose che funzionano del MIUR). 

Ora, oggi ci sentiamo hegeliani, e ci gira in mente la fenomenologia dello spirito: tesi: quantità – antitesi: qualità – sintesi: relazione. Allora passiamo alla qualità. E qui si fa notte. Nomi illustri e stimati, certo, alcuni. Ci permettiamo un vezzo autobiografico: qualche ottim* amic*. Ma, ecco, qualche oligarca arrivista –e anche qui non facciamo nomi–, qualche illustre sconosciuto che ha vissuto la firma come una promozione sociale. Ma, quel che è peggio, il presidente della CRUI, quell’organismo di diritto incerto (pubblico, privato?) che rappresenta il club del potere oligarchico dell’accademia. Woody Allen (riprendendo G. Marx) diceva che non avrebbe mai aderito a un club che accettasse gente come lui tra i soci. Qui è un po’ lo stesso, prevale il dictum de nullo, quello che presiede a Celarent (Nessun A è B. Ogni C è B. Nessun C è A). Cioè a dire: che c’entriamo noi? Similis con similibus facillime congregantur. Ma allora che c’entriamo noi con i Magnifici, purtroppo non solo 7, ma settanta, o, secondo nostro (vostro) signore settanta volte sette? Mica noi siamo magnifici, magari neanche belli, carini forse. Ma vogliamo farci capire fuori dalle dotte affermazioni del De oratore di Cicerone: popolarmente, dio li fa, poi li accompagna.

Insomma, entro il clan del potere oligarchico cui la Gelmini ha inculcato l’accademia, sinceramente, noi non c’entriamo; e poi neanche ci vorremmo entrare.

Ma v’è un’ultima analisi da fare, e noi riteniamo, politicamente più pesante. Tra quelli aderenti, quanti sono i “precari”; quanti i giovani intellettuali veri, quelli che studiano ancora, invece di perdersi nei regolamenti, nelle interpretazioni, nelle riunioni fiume di stampo aziendal-burocratico? Non conosciamo tutte quelle firme de visu, ma per la maggior parte sappiamo chi sono. E allora la risposta è categorica: no one (così ci internazionalizziamo); nobody; non pervenuto. E allora non sorge spontaneo il sospetto che si sia di fronte alla consacrazione del potere oligarchico, alla difesa ad oltranza del privilegio, alla tracotanza del potere, infine?

Politicamente, caro Bersani, poco ci importa del plauso di chi il potere lo ha già, e ampiamente lo esercita. Gli atti politici da fare, al di là delle vacue dichiarazioni che la cultura è importante (sintesi di tutti i discorsi programmatici) sono ben altri da quelli che il PD ha fatto in appoggio al governo Monti. Dica Bersani chiaramente che sposta un 1 % delle spese militari dalle operazioni di guerra alla ricerca; che si impegna a riportare i finanziamenti alla scuola e all’università almeno al livello della media OSCE. Queste sono “proposte programmatiche”, quel che abbiamo oggi è aria fritta. Faccia questo, e firmeremo noi tutti, docenti di buona volontà, e non solo i suoi milionari registi/scrittori/magnifici/carini sostenitori. Oppure lasci perdere, da politico scafato può benissimo ignorarci: siamo quattro gatti. Sarà la Storia a vendicarci.


Maurizio Matteuzzi

lunedì 19 novembre 2012

Dalla Sicilia, con furore...



---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: no proroga rettori
Date: 18 novembre 2012 17:48
Oggetto:
A: segreteria.particolare.ministro@istruzione.it, caposegreteria.ministro@istruzione.it


ON.LE MINISTRO DELL’ISTRUZIONE,
DELL’UNIVERSITÀ E DELLA
RICERCA SCIENTIFICA - ROMA

Egregio Ministro Profumo,

pochi giorni or sono, la Procura della Repubblica di Messina ha avviato una indagine a proposito della dubbia legittimità delle proroghe degli organi di governo dell'Ateneo messinese, con ipotesi di reato di abuso di ufficio a carico di ignoti. Spiace constatare che sulla medesima questione, oggetto di una circostanziata richiesta di atto ispettivo sottoposta alla Sua cortese attenzione da parte di un gruppo di docenti dell’Università di Messina, la S.V. non abbia ritenuto di pronunciarsi. Allo stesso modo è rimasto inevaso l’atto di sindacato ispettivo (4-08033), presentato nel Luglio u.s. dal Sen. Giambrone, componente della Commissione permanente cultura del Senato della Repubblica e Segretario regionale dell'Italia dei Valori per la Sicilia. Intanto il Magnifico Rettore dell’Università di Messina, prorogato in virtù della legge 240/2010 per l’anno accademico 2011/2012 e prorogato nuovamente per il 2012/2013 grazie ad un comma inserito nella legge di revisione della spesa dell’agosto 2012, insieme a un Senato Accademico e ad un Consiglio di Amministrazione la cui permanenza in carica appare questionabile, hanno pensato bene di licenziare lo Statuto di una “Fondazione Università” all'insaputa della comunità accademica, che della nuova istituzione ha appreso solo a cose fatte. 

In questo caso il Ministero con grande solerzia non solo ha preso in esame la pratica, ma si è affrettato a dare il proprio assenso ad una operazione che oltre a costituire un precedente per la natura sui generis della Fondazione, con buona probabilità rappresenterà l'approdo dell'attuale Rettore, prossimo alla chiusura di uno dei processi penali a suo carico (la requisitoria del P.M. è prevista per il 10 dicembre p.v.), a proposito delle presunte pressioni esercitate in un concorso di II fascia, a favore del figlio dell'allora Preside della Facoltà di Veterinaria che aveva bandito la procedura comparativa. Tutto lascia infatti presagire che con straordinario tempismo, subito dopo la formalizzazione della Fondazione attraverso l’opportuno atto notarile, ma appena prima che il processo giunga a  sentenza, a presiedere la Fondazione sarà chiamato il Magnifico Rettore.

Alla luce di quanto appena esposto e tenuto conto dei rilievi espressi da numerose associazioni universitarie e sindacali circa la non conformità dello statuto allo spirito e alla lettera della legge 388/2000 e del DPR 254/2001, confidiamo sul fatto che la S.V. voglia riconsiderare la propria posizione, posto che lo statuto della Fondazione messinese  risulta essere stato “autorizzato dal MIUR dopo un controllo di legittimità e di merito”. A prescindere dalla questione di legittimità, ma entrando nel merito, le saremmo per altro grati qualora volesse spiegarci a chi possa giovare l’istituzione di una Fondazione che, avendo come unico socio fondatore l’Università, necessiterà per il suo funzionamento di risorse che non potranno che essere sottratte alla diretta disponibilità dell’Ateneo e dei suoi Dipartimenti.

Considerate le controversie in sede amministrativa e preso atto dell’inchiesta avviata dalla Procura, esprimiamo altresì l’auspicio che la S.V. ritenga di intervenire, invitando il Rettore e gli Organi di Governo dell’Università di Messina a revocare temporaneamente le decisioni assunte, rinviando la stipula dell’atto notarile relativo alla Fondazione, nella attesa che venga fatta chiarezza sulla questione della legittimità delle proroghe.

Qualora gli organi di governo dell’Università non intendessero desistere dai loro propositi, siamo certi del fatto che la S.V. concorderà con noi nel ritenere del tutto inopportuno che si proceda, senza attendere l’esito della imminente sentenza di primo grado, al conferimento della presidenza della Fondazione al Rettore, memori della temporanea sospensione dalle funzioni che anni addietro egli subì da parte della Magistratura, proprio in relazione alle vicende sulle quali è incentrato il processo penale che lo vede oggi imputato e che si avvia a conclusione. La delicatezza della situazione, pur nel profondo convincimento che al Prof. Tomasello debbano essere riservati tutti i diritti e le garanzie che la Costituzione Italiana attribuisce a ciascun cittadino, ci induce a sollecitare la S.V. ad esprimersi tempestivamente ed in maniera esplicita in ordine alla questione, nella  consapevolezza della necessità di porre il decoro delle Istituzioni al riparo da ogni ombra.

Certi di un rapido ed approfondito Suo intervento, porgiamo distinti saluti.

Il Comitato Nazionale NO.PROROGA.RETTORI

(Per adesioni: arenaantonella@ymail.com)
 

martedì 23 ottobre 2012

Assemblea di Ateneo su rinnovo di SA e CdA - Documento finale

 
ASSEMBLEA DEI DOCENTI DELL'UNIVERSITA' DELL'INSUBRIA
9 ottobre 2012
Documento finale

L'Assemblea dei docenti dell'Università dell'Insubria si è riunita oggi 9 ottobre 2012, a seguito di convocazione da parte dei rappresentanti dei RU e dei PA in SA e CdA inviata lo scorso 5 ottobre, nell'aula magna di Sant'Abbondio in Como e nell'aula 8 di Montegeneroso in Varese, in collegamento in videoconferenza, per discutere i seguenti argomenti:

* procedure e modalità di voto per il rinnovo di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, anche alla luce della modifica statutaria recentemente approvata che introdurrà tra qualche mese l'elettività anche per quest'ultimo organo di governo;

* condivisione, discussione e se del caso promozione di eventuali candidature per l'uno e per l'altro organo.

Al termine della riunione l'Assemblea ha deliberato all'unanimità di:

(1) Indire una consultazione tra tutti i docenti sulle candidature presentate per il CdA. In occasione della consultazione, ogni docente dovrà poter esprimere tre preferenze, una per ognuna delle tre fasce la cui presenza è prevista in CdA.

(2) Tenere la consultazione tra il 5 e il 13 novembre prossimi. La scadenza del 13 novembre coincide con le elezioni per il SA e la consultazione potrebbe essere tenuta a margine delle votazioni ufficiali. Sarebbe tuttavia preferibile (anche per motivi logistici e organizzativi) svolgere la consultazione utilizzando procedure informatizzate e piattaforme disponibili in rete: a tal fine un gruppo di lavoro costituito da alcuni tra i rappresentanti dei docenti e del personale negli attuali organi di governo e dai RU che a suo tempo gestirono la consultazione online per l'elezione dei rappresentanti dei RU nella Commissione Statuto provvederà nei prossimi giorni a verificare l'utilizzabilità di alcuni strumenti già identificati in rete).

(3) Impegnare i rappresentanti in SA e CdA a indire un'ulteriore assemblea a ridosso della consultazione (quindi verosimilmente tra il 5 e l'8 novembre) invitando in tale sede i candidati alla designazione in CdA a presentare pubblicamente le motivazioni della propria candidatura nonché gli obiettivi che intenderanno perseguire e gli impegni che riterranno di assumere nei confronti dell'Ateneo e della Comunità accademica in caso di designazione.

(4) Invitare coloro che intendono dare la propria disponibilità per essere eletti in SA a pubblicizzare la propria candidatura nella maniera più ampia e condivisa e in tempi ragionevolmente brevi, in modo da consentirne una compiuta valutazione da parte dell'elettorato di riferimento, riservandosi - analogamente alle candidature per il CdA - di definire occasioni di incontro e confronto.

Si allegano le slide utilizzate durante l'Assemblea.

I Rappresentanti dei Ricercatori e dei Professori di II fascia
nel Senato Accademico e nel Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo

lunedì 8 ottobre 2012

CATANIA: LA DENUNCIA DELLE ORGANIZZAZIONI UNIVERSITARIE

 
ADI, ANDU, COBAS-Pubblico Impiego, CoNPAss, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SUN, UDU, UGL-INTESA-FP, UIL RUA, USB-Pubblico Impiego

  Le organizzazioni nazionali sindacali, di categoria e studentesche stigmatizzano l'operato del Rettore dell'Ateneo di Catania in relazione all'utilizzo del Collegio di disciplina e denunciano i contenuti delle nuove "Linee guida comportamentali" approvate dal Consiglio di Amministrazione, con le quali si pretende di impedire la discussione pubblica su procedimenti disciplinari in corso. 
 
 Quanto accade nell'Universita' di Catania evidenzia il tentativo del Rettore di intimidire le componenti dell'Ateneo e di restringere gli spazi di liberta' e confronto sulla gestione dell'Universita': esemplare il divieto di utilizzare le mailing list di ateneo per le comunicazioni sindacali e di categoria. 

 Questa vicenda conferma le preoccupazioni, piu' volte espresse, sulla nuova 'govenance' imposta dalla legge 240/2010 che attribuisce poteri pressocche' assoluti al Rettore e al suo Consiglio di Amministrazione e conferma il timore di un uso improprio dei Collegi di disciplina locali e la necessita' che venga ripristinato al piu' presto un Collegio nazionale.

 Roma, 5 ottobre 2012
 

sabato 6 ottobre 2012

Il rettore di Catania, ovvero la banalità dell’autoritarismo


Cosa è l’autoritarismo? Molto semplicemente è la pretesa di uniformare comportamenti collettivi con la forza, sia essa forza fisica sia forza derivante dalla carica che si ricopre, senza alcun riguardo e fondando la propria azione sull’arbitrio.
Il rettore e il CdA dell’università di Catania ne sono la prova vivente, testimoniando anche a quali esiti si può arrivare applicando alla lettera la legge 240/2010 (legge Gelmini) e portando alle estreme conseguenze i margini di discrezionalità e arbitrio che essa prevede per l’azione – in questo caso azione disciplinare – dei rettori.
Che cosa succede? Semplicemente che il CdA, presieduto dal rettore Antonino Recca, ha prodotto il documento “linee guida comportamentalinel caso di apertura di procedimenti disciplinari”. Si tratta di una specie di vademecum per inquisitori nel quale si stabilisce che nel caso di un provvedimento disciplinare – la cui iniziativa spetta al rettore, come previsto dall’art. 10 della legge 240/2010 – si debbano evitare “interferenze esterne” che incidano sul collegio di disciplina dell’ateneo, sempre previsto, anch’esso, dalla legge 240.
E quali sarebbero queste interferenze esterne? Nientemeno che “pubblici dibattiti, […] assemblee di docenti”, il coinvolgimento di “organi istituzionali o, finanche, organi di informazione, con il rischio, soprattutto in quest’ultimo caso, di gettare discredito sull’intera istituzione universitaria” (da notare l’involontaria comicità del riferimento al “discredito” per la istituzione universitaria, fatto da chi la sta screditando).
Sono passati quasi settant’anni dalla fine dell’esperienza fascista in Italia, ma non avremmo mai pensato di leggere, in un documento prodotto dall’organo di governo di un’Università pubblica, che un pubblico dibattito o un’assemblea di docenti o, udite udite, il coinvolgimento di organi di informazione, fossero “interferenze esterne” su un procedimento che deve valutare se un dipendente abbia o meno commesso un illecito disciplinare.
Molto pianamente, si chiama libertà di espressione (art. 21 della Costituzione), al pari del dibattito che si apre durante un processo penale (pubblico per definizione) e che leggiamo sulla stampa o che osserviamo alla televisione.
La trasparenza è una pietanza indigesta per molti, ma per il mondo universitario diventa addirittura mefitica. Facciamo tutto tra noi, evitiamo interferenze, soprattutto, diocisalvi, le pericolosissime assemblee dei docenti o i sovversivi dibattiti pubblici, per non parlare di quella stampa, così curiosa...
Quindi, riepilogando, il rettore di Catania, depositario del potere di iniziativa dell’azione disciplinare, non vuole che alcuno apra bocca mentre il collegio di disciplina (nominato dal rettore su delibera del senato accademico, presieduto dal rettore) decide sui fatti contestati e invia la sua decisione al Consiglio di amministrazione (presieduto dal rettore) per i provvedimenti del caso (che saranno irrogati dal rettore).
In questo procedimento c’è una persona sempre presente, il rettore. Gli altri devono guardare, fare sì con la testa e, soprattutto, tacere.
L’ha detto Lui…
Però sorge un dubbio: se questi pericolosi dibattiti pubblici sono organizzati fuori dall’università o se il coinvolgimento dei mezzi di informazione avviene spontaneamente, che cosa farà il rettore? Organizzerà squadre di salute universitaria per ripulire i locali che ospitano i pubblici dibattiti? Oppure darà fuoco alle sedi dei giornali colpevoli di interessarsi dei suoi affari di casa e di famiglia? Purtroppo, quando si comincia a intendere una manifestazione di pensiero come una interferenza, passibile di sanzione – a sua volta – disciplinare, la china è tutta in discesa verso modelli autoritari. La legge 240 era portatrice di contenuti pericolosi, come ad esempio la concessione ai rettori di poteri da pater familias e, tra le altre cose, l’abolizione del collegio unico di disciplina presso il Consiglio universitario nazionale. Questi limiti li abbiamo denunciati a voce alta e bassa, senza essere ascoltati: adesso assistiamo a esiti come questo, che non è il primo e non sarà l’ultimo effetto malato di una legge balorda.
Il rettore di Catania, da parte sua, a quanto pare conosce la Costituzione poco e male, quindi lo vorremmo aiutare, indicandogli, oltre all’art. 21, anche l’altrettanto importante art. 28: “I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti”. Non sia mai che si ritrovi pure lui sottoposto a un’azione “disciplinare” ben più seria e importante.
E il ministro, già rettore, Profumo, che dice? Non sarebbe il caso di dare un’occhiata a questa perla del diritto “privato” (privato di tutto, di dignità e di motivazione) invece di perdere il tempo a perseguire gli statuti di quegli atenei che si sono segnalati per la troppa democraticità e forme di partecipazione?

Piero Graglia

Large Visitor Globe