mercoledì 23 maggio 2012

Elezioni dei nuovi Rettori nel rispetto del diritto di rappresentanza


Si susseguono a ritmo serrato in diversi Atenei iniziative e azioni anche legali mirate a garantire il rispetto del diritto di rappresentanza e l’avvio del processo di elezioni per il rinnovo del vertice degli atenei nelle sedi i cui Rettori hanno esaurito naturalmente il proprio mandato il 30 settembre o il 31 ottobre 2011 e nelle sedi in cui il mandato del Rettore si avvia a concludersi nel 2012. ll MIUR e il Ministro, in risposta a interrogazioni parlamentari e a interpellanze delle Università, hanno offerto interpretazioni che supporterebbero una proroga (2012-13) della proroga (2011-12) concessa a Rettori non più candidabili né eleggibili, spesso in carica già dal secolo scorso. Le interpretazioni del Ministero hanno inoltre dato adito alla rivendicazione del diritto a un anno di proroga anche da parte dei Rettori di atenei, come quello di Torino, che giungeranno a naturale scadenza del proprio mandato nel 2012.

Siffatte interpretazioni, oltre ad alimentare un clima di confusione e conflittualità che certo non aiuta nella delicata fase di transizione che gli atenei italiani stanno vivendo, costituiranno indubbiamente oggetto di un contenzioso che finirà con il coinvolgere i Tribunali Amministrativi di mezza Italia. Un caso per tutti, che è già oggetto di cronaca è quello dell’ateneo dell’Aquila, laddove, il 20 marzo u.s., il Rettore annuncia il suo ritiro, invitando il giorno dopo il Decano ad indire le elezioni; il 26 marzo il Decano procede in tal senso, ma il 17 aprile il Rettore prorogato ci ripensa. Il Decano non recede e il 30 aprile viene convocato il Senato Accademico per nominare la commissione elettorale, ma il 28 aprile l’Avvocatura dello Stato presenta al TAR un ricorso del Ministero contro le elezioni e il Senato viene sospeso sine die.

Eppure la 240/10 parla chiaro: i Rettori degli atenei che hanno adottato il proprio Statuto entro il 29 ottobre 2011 sono prorogati “per l’anno accademico successivo” all’adozione. E l’adozione è l’approvazione dello Statuto, a cui segue l’invio al Ministero, che dà luogo alla seguente fase delle osservazioni e integrazioni. Per la legge, dunque, dopo l’adozione il Rettore resta in carica per garantire il perfezionamento della procedura: la risposta ai rilievi ministeriali e la pubblicazione dello Statuto sulla Gazzetta Ufficiale. Terminato l’anno accademico, finisce la proroga e si elegge il nuovo Rettore.

Ecco invece la creativa interpretazione: l’adozione che avvia la proroga sarebbe quella “definitiva”, ossia l’approvazione dello Statuto che recepisce i rilievi del Ministero. In tal modo, l’anno di proroga è quello che segue alla pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale. Questa interpretazione presenta due vizi capitali: 1) è in netto contrasto con la lettera della legge, ai sensi della quale “Lo statuto, adottato ai sensi dei commi 5 e 6 del presente articolo, e' trasmesso al Ministero che esercita il controllo (…)”; 2) anche volendola accogliere, dato che la legge si riferisce ad un solo anno di proroga, se il termine a quo per è l’adozione “definitiva”, i Rettori scaduti nel 2011 sarebbero decaduti e gli atti che stanno compiendo (compresa l’approvazione degli Statuti in versione finale), nulli. È dunque necessario, in ogni caso, procedere a nuove elezioni.

“Meline” o resistenze più o meno passive rischiano di paralizzare non solo il funzionamento degli Atenei ma anche la spinta programmatica e fattiva indispensabile a rispondere alle sfide cui l’Università è chiamata. Vi è diffusa consapevolezza di ciò: a Milano il Rettore ha annunciato che non intende avvalersi dell’ipotetica “doppia proroga”. Altrettanto ha fatto il Rettore dell’Università dell’Insubria, dandone formalmente notizia al Ministro. A Reggio Calabria il Rettore sfiduciato dal Senato Accademico si è dimesso; a Torino 14 membri del Senato Accademico hanno sollecitato il rinnovo di tutti gli organi istituzionali dell’Ateneo, compreso il Rettore; a Parma 120 docenti hanno scritto al Decano invitandolo ad a prendere una decisione in merito alle elezioni per il nuovo Rettore; a Verona si è dimesso il Pro-Rettore vicario, denunciando uno “stallo istituzionale” che blocca l’Ateneo. La gravità della situazione economica, sociale, civile e non da ultimo politica in cui versa l’Italia imporrebbe ai Rettori responsabilità e rispetto delle leggi.

La questione, sebbene nello specifico del tema della doppia proroga o della proroga strappata ai tempi supplementari possa non riguardare la maggioranza degli atenei italiani, si colloca in una tematica più ampia: con uno stadio di avanzamento diverso da sede a sede, si stanno infatti riscrivendo le regole che cambieranno gli assetti dell’Università per il prossimo decennio. Corpo docente, personale tecnico amministrativo e studenti sono stati spesso relegati in platea sia ieri nella fase istruttoria sia oggi nella formulazione dei nuovi regolamenti. Il diritto che rivendichiamo è dunque il diritto al rinnovo mediante legittime elezioni delle cariche scadute, ma più in generale è una richiesta di autentica partecipazione del basso, per una piena condivisione dei percorsi di riforma che condizioneranno il destino dei nostri atenei.

Il prolungarsi della proroga porterà i Rettori in scadenza, non più eleggibili (e in molti casi prossimi alla pensione, o addirittura , come nel caso di Roma Tre, già pensionati), a guidare scelte destinate a condizionare il futuro degli Atenei per i prossimi anni. Una vera partecipazione al processo di riorganizzazione in corso non può realizzarsi se si rinvia ulteriormente l’instaurarsi di una situazione di normale funzionamento delle istituzioni universitarie.

Per la Democrazia nell’Università, così potremmo sintetizzare le istanze di tutti coloro che dagli atenei dell’Aquila, Messina, Parma, Perugia, Roma Tre, Torino, Verona, Viterbo, si daranno di qui a breve appuntamento a Roma per discutere con rappresentanze della cittadinanza, della politica e – sperando non vogliano sottrarsi al confronto – con rappresentanze della CRUI e del MIUR, di proroga dei mandati e più in generale dei margini che la 240/10 riserva alla partecipazione democratica negli atenei.

Ci auguriamo che questo documento possa stimolare interventi ed esprimiamo l’auspicio che colleghi di altri atenei condividendo l’esigenza di un chiaro e pacato scambio di idee in proposito vogliano associarsi alla mailing list che si occupa delle questioni qui brevemente introdotte, contattando per posta elettronica uno dei sottoscrittori del presente documento.

Per aderire al documento:
Antonella Arena
Università degli Studi di Messina

Adesioni pervenute ad oggi (23.5.2012): Francesca Petrocchi (Tuscia) Mauro Volpi (Perugia) Raffaele Caterina (Torino) Loris Borghi (Parma) Antonio Saitta (Messina) Mario Gattuso (Messina) Guido Signorino (Messina) Luigi Giuseppe Angio’ (Messina) Antonella Arena ( Messina) Graziella Scandurra (Messina) Carmine Ciofi (Messina) Giovanni Galli (Messina) Giovanni Tuccari (Messina) Maria Gioffrè Florio (Messina) Mario Manganaro (Messina) Mariangiola Dezani (Torino) Marco Cosentino (Direttivo CoNPAss Insubria) Emma Buondonno (Napoli – Federico II) Antonio Puliafito (Messina) Lucia Risicato (Messina) Andrea Capotorti (Perugia) Alessandro Arienzo (Napoli – Federico II) Mauro Moresi (Tuscia) Giorgio Pastore (Direttivo CoNPAss Trieste) Giovanni Cupaiuolo (Messina) Paolo Biondi (Tuscia) Andrea Beduschi (Verona) Sergio Brasini (Bologna) Corrado Giacomini (Parma) Simona Ronchi Della Rocca (Torino) Giovanni Semeraro (Bari) Salvatore Camaioni (Messina) Francesco Di Quarto (Palermo) Arianna Sacerdoti (Napoli – II Università) Pietro Grilli di Cortona (Roma Tre) Paolo D’Achille (Roma Tre) Dino Costa (Messina) Carlo Quintelli (Parma) Vincenzo Cicero (Messina) Vittorangelo Orati (New Brunswick University) Ugo M. Olivieri (Napoli Federico II) Salvatore Spagna Musso (Napoli Federico II) Jodi Sandford (Perugia) Paolo Braconi (Perugia) Stefano Anastasia (Perugia) Maria Letizia Ruello (Università Politecnica delle Marche) Roberto De Romanis (Perugia) Enza Caruso (Perugia) Marina Marini (Bologna) Roberto Dattola (Messina) Domizia Donnini (Perugia) Alice Baradello (Messina) Vincenza Sofo (Messina) Beniamino Ginatempo (Messina) Alessandro Ferretti (Torino) Renata Savy (Direttivo CoNPAss Salerno) Rosa Meo (Torino) Benedetto Ponti (Perugia) Fausto Proietti (Perugia) Enrico Maltese (Torino) Pietro Gibellini (Venezia) Vincenzo Violi (Parma) Giuliana Fatabbi (Perugia) Salvatore Tucci (Roma Tor Vergata) Roberto Fedi (Perugia) Silvano Romano (Pavia) Francesco Musotti (Perugia) Velia Minicozzi (Roma Tor Vergata) Fabio Armao (Torino) Silvia Orlanducci (Roma Tor Vergata) Francesca Montesperelli (Perugia) Simona Carlotta Sagnotti (Perugia) Paolo Liverani (Firenze) Enrico Pasini (Torino) Giancarlo Palombini (Perugia) Tamar Pitch (Perugia) Valentina Onnis (Cagliari) Gaetano Fiore (Napoli) Vittorio Mete (Catanzaro) Anna Maria Biraschi (Perugia) Fabrizio Pompei (Perugia) Carlo Donà (Messina) Maria Rosaria Marella (Perugia) Letizia Vezzosi (Perugia) Vincenzo Venditto (Salerno) Amina Maneggia (Perugia) Flavia Guzzo (Verona) Petronia Carillo (Direttivo CoNPAss Napoli – II Università) Paolo Galeotti (Pavia) Giovanni Azzena (Direttivo CoNPAss Sassari) Adriana Brancaccio (Direttivo CoNPAss Napoli –II Università) Calogero Massimo Cammalleri (Direttivo CoNPAss Palermo) Rossella Capozzi (Direttivo CoNPAss Bologna) Armando Carravetta (Direttivo CoNPAss Napoli Federico II) Brunello Mantelli (Direttivo CoNPAss Torino) Maurizio Matteuzzi (Direttivo CoNPAss Bologna) Valeria Militello (Direttivo CoNPAss Palermo) Enrico Napoli (Direttivo CoNPAss Palermo) Delia Picone (Direttivo CoNPAss Napoli Federico II) Paolo Giuseppe (Direttivo CoNPAss Milano) Carlo Piseri (Direttivo CoNPAss Milano) Michele Gianfelice (Università della Calabria) Alberto Di Cintio (Firenze) Fernando Puzzo (Università della Calabria) Ferruccio Barsi (Perugia) Fabio Sulpizio (Università del Salento) Gianfranco Gilardi (Torino) Rita Paola Guerzoni (Perugia) Raffaella Branciari (Perugia) Gianfranco Bocchinfuso (Roma Tor Vergata) Alessandra Pioggia (Perugia) Piero Graglia (Milano) Sabina Visconti (Roma Tor Vergata) Laura Stancampiano (Bologna) Piervincenzo Bondonio (Torino) Sergio Tiberti (L'Aquila) David Ranucci (Perugia) Giovanni Pizza (Perugia) Anna Baldinetti (Perugia) Flavia Denicola (Università del Sannio) Stefano Acierno (Università del Sannio) Regina Lupi (Perugia) Ana Lourdes de Hériz (Genova) Danilo Bazzanella (Politecnico Torino) Maurizio Tirassa (Torino) Bruno Catalanotti (Napoli Federico II) Alessandra Filabozzi (Roma Tor Vergata) Roberta Calvano (Roma Sapienza) Paola Rivetti (Dublin City University) Federica Cavallo (Torino) Daniele Gallo (Napoli – II Università) Susanna Schmidt (Torino) Alessandra De Rossi (Torino) Tiziana Nazio (Torino) Lorenzo Tei (Università del Piemonte Orientale) Matteo Viale (Torino)

lunedì 14 maggio 2012

UniBeC - La filosofia del dialogo: avere vent'anni significa prendere botte, oggi


Il 10 maggio, al Lingotto di Torino, è successo ciò che spesso viene relegato in qualche articoletto di quinta pagina: un gruppo di studenti che volevano partecipare al convegno "avere vent'anni oggi", con la presenza anche del ministro Profumo, regolarmente accreditati e alla ricerca di "confronto" e "dialogo", sono stati caricati e dispersi senza alcun motivo dalle forze dell'ordine.

Capita spesso di leggere, nelle dichiarazioni dei nostri governanti, tecnici o politici che siano (la contrapposizione è evidentemente fittizia, ma paghiamo pure il tributo alla moda del momento) una ferma testimonianza della disponibilità al "dialogo". La parola ha un'etimologia evidente: dià légo, “parlo fra" o anche "parlo contro". Ne deriva la bella parola "dialettica", sale della democrazia: significa ammettere che vi possa essere divergenza di opinione, su temi che interessano quelle persone che intendono "parlare fra [loro]" o anche "parlare contro [le posizioni che non accettano]". Attenzione: qui si parla di dialogo tra intellettualmente onesti, è quel “parlar contro” che non va confuso con la satira, la diffamazione o, estremizzando, la calunnia.

Ma osservando ciò che è avvenuto a Torino, con ragazzi caricati dalla polizia solo perché esistenti in quel luogo, in quel momento, con quelle credenziali di vita e di passione politica, viene da chiedersi se il dialogo è ancora ammesso in questo Paese. O siamo tutti obbligati al cicaleccio del “parlare assieme”, del colloquio postulante, infantile, con esclusione del dialogo confrontante, maturo?

I fatti del 10 maggio a Torino rivelano una volta di più l'abissale distanza tra la dichiarazione di facciata e la effettiva disponibilità come progetto dell'agire. Gli studenti e i loro rappresentanti si iscrivono regolarmente ad un pubblico evento, dichiaratamente aperto alla partecipazione. Essendo però essi su posizioni “dialogiche”, le forze dell'ordine ne inibiscono l'accesso, il dialogo è negato, la manifestazione stessa della propria opinione, una delle così dette facoltà inalienabili, tale dichiarata, prima che da ogni costituzione positiva, fin dal più liberale dei liberali, John Locke, viene alienata. Transenne, cordone della polizia in assetto antisommossa, qualche botta. Evviva il dialogo.

Viene in mente la tesi bene espressa da Bevilacqua in “Elogio del radicalismo”: i peggiori estremisti sono oggi i così detti moderati; quelli che, in virtù di una forma priva di sostanza, si ergono a paladini di ogni ingiustizia dello status quo, garantendone la perpetuazione.

Oggi, in nome della “legalità”, dopo avere rubato il futuro a due generazioni, con una stampa e una televisione, salvo rare eccezioni, di regime, ci si avvia a negare anche il dialogo, e senza dubbio il dissenso. Nelle seconde votazioni che organizzò nel ventennio, nel 1929, Mussolini ebbe il 98,3% di consenso. Gli "elettori" potevano solo dire SI o NO a una lista di persone indicate dal Gran Consiglio del fascismo. E' questa l'idea che oggi si ha del "dialogo" e del "confronto"? Se dici SI va bene ma se dici NO ti meno? Se dobbiamo finire in quel 1,7%, in nome della finanza, del mercato, della BCE, della Merkel e di un'idea di futuro appaltata alla speculazione, per favore ditecelo subito, così ci mettiamo il cuore in pace.

Come docenti e lavoratori della conoscenza, siamo tuttavia costretti dalla nostra etica, oltre che dalla nostra razionalità a dire che queste prassi di alterigia, di rifiuto del dialogo, di ricorso a una violenza sottile perché praticata entro i limiti di una presunta legittimità, ideata e normata da una classe dirigente corrotta, poco intelligente e poco colta, è fenomeno ricorrente e sistematicamente perdente nella storia dell'umanità. Noi siamo qui a testimoniare la nostra solidarietà con i nostri studenti, ai quali ora si limita in tutti i modi l'accesso agli studi, ai servizi, al lavoro, al futuro, persino al dissenso. Noi non ci sentiamo dalla parte dei nostri politici, ma da quella dei nostri ragazzi, che vogliono dia-logare, almeno, e magari non prendersi, per questo, delle botte. 

http://unibec.temilavoro.it/

mercoledì 2 maggio 2012

Un rettore è per sempre? Lettera aperta alla senatrice Maria Pia Garavaglia

*From:* prof. volpi 
*Sent:* Wednesday, May 02, 2012 12:09 PM
*Subject:* proroga Rettori


Gentile Senatrice Garavaglia,

ho letto con sconcerto la sua dichiarazione, riportata sul Corriere di Verona del 29/04/2012, favorevole alla proroga di alcuni GerontoRettori, contrastante con le prese di posizione, manifestate anche con interrogazioni parlamentari, presentate da alcuni parlamentari, vari dei quali del suo stesso partito. Lo sconcerto è tanto maggiore quanto più ho avuto modo di apprezzare la sua preparazione e serietà quando da componente laico del CSM (dal 2006 al 2010) avemmo un incontro nel quale Lei rappresentava il Comune di Roma. Attualmente sono professore di Diritto costituzionale nell'Università di Perugia.

Nel mio Ateneo, così come in un'altra quindicina di Atenei, il Rettore in carica dopo tre mandati di 11 anni (come ben sa, la legge Gelmini prevede un unico mandato di 6 anni!) è stato prorogato per l'a.a. 2011/2012 in virtù dell'art. 2 c. 9 della legge 240/2010 che prevede la proroga fino alla fine dell'a.a. successivo dei Rettori in carica al momento dell'adozione dello Statuto che doveva avvenire entro 6 al massimo 9 mesi dall'entrata in vigore della legge (quindi entro fine ottobre 2011). Ebbene con semplice nota firmata dal Direttore generale del MIUR si pretende nel 2012 di dare un'interpretazione contrastante con la chiara dizione della legge nel senso che l'adozione dello Statuto sarebbe quella conseguente al controllo ministeriale, il che consentirebbe ad un pugno di Rettori con 3 o 4 mandati alle spalle e già prorogati di un anno (tra i quali il Presidente della CRUI, Rettore che ha svolto 4 mandati ed ha avuto la proroga di un anno!) di usufruire di un altro anno di proroga. Ma tale fantasiosa interpretazione, qualora fosse accolta, avrebbe l'effetto di rendere nulla la proroga avvenuta per l'a.a 2011/2012, visto che entro ottobre gli Statuti degli Atenei interessati erano soggetti al controllo ministeriale e ancora non in vigore. Di conseguenza quei Rettori sarebbero decaduti e gli atti da essi compiuti sarebbero radicalmente nulli.

Ma vengo al merito della sua dichiarazione, secondo la quale "questa nuova proroga aiuta gli atenei consentendo al futuro governo dell'università la possibilità di subentrare senza il carico istituzionale di attuare la riforma". Intanto la nuova proroga, oltre che illegittima, agirebbe in senso contrario al rinnovamento di Atenei che hanno conosciuto il dominio per tre o quattro mandati consecutivi di Rettori onnivori (alcuni dei quali destinatari di avvisi di garanzia). Con quale coraggio critichiamo le manovre autocratiche per essere confermati al vertice dello Stato di personalità come Chavez o Putin, che almeno si sottopongono al voto popolare, se tolleriamo non solo i plurimandati di alcuni Rettori ma anche la proroga su proroga del loro incarico? Ma soprattutto chi deve attuare la riforma se non i nuovi organi accademici e tra questi un Rettore eletto per un unico mandato di sei anni? L'effetto dell'ulteriore proroga sarebbe quello di consentire ai Rettori uscenti di incidere sulla composizione degli organi accademici, e in particolare del Consiglio di Amministrazione, e quindi di condizionare pesantemente anche i nuovi futuri Rettori. Alla faccia del rinnovamento tanto sbandierato!

Infine il tentativo illegale in atto sta già provocando proteste e inevitabili ricorsi ai giudici amministrativi che renderanno tutt'altro che sereno e tranquillo il passaggio alla nuova governance degli Atenei. La verità è che si vuole fare un favore ad alcuni Rettori in carica (a tal proposito trovo assolutamente apprezzabile la dichiarazione del Rettore della Statale di Milano Decleva di non usufruire di una nuova eventuale proroga). Se il ministro Profumo vuole un nuovo anno di proroga abbia il coraggio e la dignità di presentare al Consiglio dei ministri un decreto-legge e la maggioranza parlamentare si assuma la responsabilità di convertirlo in legge. Da giurista solo in tal caso mi inchinerei, ferme restando l'indignazione e considerazioni poco commendevoli su una politica miope, opaca e succube a posizioni di potere che non può che produrre rigetto anche in chi come il sottoscritto è stato sempre impegnato e si è sempre riconosciuto nell'area del centro-sinistra.

Nell'auspicio che possa seriamente riconsiderare la sua posizione, le invio cordiali saluti.

Mauro Volpi

venerdì 27 aprile 2012

ANSA - Caos sul mandato dei rettori


ULTIM'ORA L'AQUILA. MINISTRO HA FATTO OGGI RICORSO AL TAR ABRUZZO PER ANNULLARE ELEZIONI. ATTENDIAMO DECISIONE TAR SU SOSPENSIVA.  

(ANSA) - ROMA, 24 APR - La durata del mandato dei rettori? Nelle università italiane il caos regna sovrano. Quarantuno docenti di 11 atenei stigmatizzano, in una nota da loro sottoscritta, l'interpretazione data dal Governo a quanto previsto a questo proposito dalla legge di riforma dell'università e fanno notare che se tale interpretazione dovesse essere accreditata un certo numero di università si troverebbero dallo scorso primo novembre governate da rettori invalidi e decaduti. 

"Secondo la legge le Universit¿ - spiegano i professori - avrebbero dovuto 'adottarè gli statuti tramite approvazione del Senato Accademico entro luglio (art. 1) o ottobre (art. 2, c. 6) 2011. I Rettori che non avessero adempiuto sarebbero stati rimossi (e gli Atenei commissariati); quelli che lo avessero fatto avrebbero fruito di un anno di proroga. Più precisamente, al comma 9 dell'articolo 2 la legge recita: 'Il mandato dei rettori in carica al momento dell'adozione dello statuto di cui ai commi 5 e 6 è prorogato fino al termine dell'anno accademico successivò. Questo adempimento ha consentito ai Rettori il cui mandato sarebbe scaduto il 31 ottobre 2011 di non indire le elezioni, permanendo nella carica. Adesso il Governo spiega - proseguono i docenti - che l'adozione che fa scattare la proroga (unica e per un solo anno accademico) non è questa, ma quella che ne precede la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale a seguito della correzione per eventuali rilievi. Dunque, secondo il Ministero, fruiscono della proroga: i Rettori che hanno pubblicato in G.U. lo statuto entro il 31 ottobre 2011 (che decadranno il 31 ottobre 2012); i Rettori che, in scadenza 'naturalè in ottobre 2012, avendo approvato lo statuto entro i termini di legge, lo adotteranno 'definitivamentè nei prossimi mesi; questi resteranno in sella per il 2013. Vi sono però (come a Messina o Viterbo) Rettori che erano in scadenza nel 2011. Questi, con il nuovo indirizzo del Governo, sono da ritenersi decaduti. Infatti, non avendo adottato 'definitivamentè lo statuto entro ottobre scorso, non hanno maturato la proroga (che la legge indica come unica e per un solo anno). Cosa fare in questi Atenei? I Decani devono indire nuove elezioni e il Ministro deve commissariare le sedi, a pena di omissione di atto d'ufficio. Il risultato dell'interpretazione governativa - concludono i professori - è quello di mandare a casa subito (per mano dei Decani e del Ministro) o tra qualche settimana (per mano dei Tar aditi) un plotoncino di Rettori". Cosa fare? "Adesso Profumo deve salvaguardare dal caos amministrativo l'Università, ricorrendo ai commissari. Oppure - concludono i 41 - rivedere l'interpretazione creativa della legge e accettare le elezioni dei nuovi Rettori entro il 2012".(ANSA).

sabato 21 aprile 2012

L240/10 - doppia proroga mandato rettori - Lettera aperta al Sen. D'Alia


Egregio Senatore,

il 18 Aprile nel question time alla Camera dei Deputati e' stata discussa l'interrogazione 3-02212 che l'Onorevole Binetti ed altri Deputati appartenenti al gruppo parlamentare UDC hanno rivolto al Ministro Profumo a proposito della questione della proroga che consentirebbe ai Rettori di ben 17 atenei il cui mandato scadeva nel 2011, di rimanere in carica per due anni, senza ricorrere alle legittime consultazioni elettorali.

La vicenda si e' risolta con una beffarda replica del Ministro Giarda, il quale, per conto del Ministro Profumo, ha glissato elegantemente sul fatto che i Rettori il cui mandato era scaduto nel 2011 continuano ad occupare il proprio scranno nell'anno corrente grazie alla applicazione dell'articolo 2 comma 9 della legge 240/10, il quale concede un anno (1) di proroga ai Rettori in carica al momento della adozione dello Statuto del proprio ateneo. Con aplomb invidiabile e nessuna vocazione per l'artimetica, il Ministro Giarda, ha affermato che ai Rettori che accogliendo i rilievi del Ministero abbiano ritoccato qua e la il proprio Statuto nel 2012, la legge 240/10, articolo 2 comma 9 concede un anno (1) di proroga per il 2013.

Personalmente - e tanti colleghi concordano con me - ritengo che quella che si sta mettendo in atto ai danni di 17 atenei dislocati in tutta Italia sia una interpretazione "on demand" della legge, che il Ministro ex Rettore, palesando il proprio conflitto di interessi, concede ai suoi ex sodali. L'interpretazione che il Ministro avalla dell'art. 2 comma 9 della legge 240/10, legittimando di fatto la sospensione delle norme di rappresentanza e partecipazione democratica negli atenei è nociva per l'Università: in molti casi si tratta di riconsegnare gli atenei a coloro che li hanno governati per numerosi anni, con i risultati evidenti a tutti, senza consentire al corpo elettorale di esprimere il proprio giudizio nel merito. La scelta del Governo è altresì nociva per l'insegnamento che trasmette alle giovani generazioni, come la stessa On. Binetti sottolineava nella sua controreplica: è palese che si tratta di una forzatura a beneficio di pochi, il messaggio veicolato è che la legge ai nemici si applica e per gli amici si "interpreta". Infine il sottrarre la parola alle urne elettorali, sebbene ciò accada nel microcosmo universitario, non può che nuocere al già precario rapporto tra cittadini, istituzioni e politica.

Al Senato della Repubblica, una interrogazione parlamentare analoga per i contenuti a quella sottoscritta dalla On. Binetti alla Camera, è stata presentata dalla Senatrice Soliani del gruppo PD (rif. 3-02780, data di pubblicazione 4 Aprile).

Posto che uno degli atenei interessato alla questione è quello messinese, la cui situazione certamente a Lei non sfugge, farebbe cosa gradita al gruppo riforma-unime di colleghi dell'Università di Messina in cc e a me, se volesse renderci edotti circa il suo pensiero in merito alla posizione assunta dalla Onorevole Binetti e da altri Deputati appartenenti al Suo stesso partito (uno fra tanti l'Onorevole Naro, anche egli eletto nella circoscrizione messinese) che hanno sottoscritto l'interrogazione 3-02212.

Ove concordasse sulla inopportunità della doppia proroga, preso atto dello sconcerto che le decisioni del Governo hanno provocato nelle comunità accademiche dell'Aquila, Messina, Parma, Perugia, Verona e Viterbo- Tuscia, Le sarei immensamente grata qualora volesse intervenire personalmente sulla questione, promuovendo iniziative che inducano il Governo a rivedere la propria posizione o in alternativa invitando il Ministro Profumo a fornire motivazioni giuridicamente sensate ed eticamente condivisibili a supporto di una decisione che appare ed è profondamente ingiusta.

RingraziandoLa per la cortese attenzione e in attesa di un Suo gradito riscontro, porgo cordiali saluti 

Antonella Arena
Facoltà di Ingegneria
Università di Messina

lunedì 16 aprile 2012

COMUNICATO STAMPA - Controsondaggio aperto a tutti i cittadini/e sul valore legale del titolo di studio


COMUNICATO STAMPA


Roma, Senato della Repubblica, sala Nassiriya: si annuncia la convocazione di una conferenza stampa per martedì 17 aprile, dalle ore 12.00 alle 13.00.

Titolo: Controsondaggio aperto a tutti i cittadini/e sul valore legale del titolo di studio

Tema: "Scuola e università beni comuni"

URL per rispondere al questionario: http://www.di.unito.it/valorelegale
(l’URL sarà attivato a partire dalle ore 12 del 17 aprile)

I promotori:
Assemblea nazionale per un'università bene comune
Convenzione nazionale della scuola bene comune

Controsondaggio aperto a tutti i cittadini/e sul valore legale del titolo di studio: le Assemblee nazionali Università bene comune e Scuola bene comune insieme per smascherare gli espedienti ingannevoli sottesi al questionario proposto dal ministro Profumo sul sito del MIUR.

Da alcune settimane il sito del Miur ospita un questionario sul valore legale del titolo di studio, organizzato in modo tale che appare realizzato pregiudizialmente al fine di ottenere un risultato scontato: "Sì all'abolizione del valore legale del titolo di studio". L'Assemblea nazionale per un'Università-bene-comune e la Convenzione nazionale della Scuola-bene-comune hanno pertanto deciso di proporre un loro questionario che risulti viceversa trasparente e senza secondi fini, esponendo esplicitamente gli argomenti sia di chi è favore sia di chi è contrario all'abolizione.

Attraverso l'iniziativa si vuole offrire ad ogni cittadina/o della Repubblica la possibilità di esprimersi in modo diretto su un tema che riguarda il futuro del nostro paese e la qualità della nostra democrazia: garantire o non garantire uguaglianza di opportunità nella formazione scolastica e universitaria alle nuove generazioni?

Da parte loro le Assemblee organizzatrici si sono già espresse negativamente rispetto all'abolizione del valore legale del titolo di studio. La mossa del MIUR appare infatti rientrare nei piani del processo di privatizzazione dell'istruzione pubblica già in atto, come emerge dal complessivo definanziamento di scuola e università; dall’adozione di sistemi di valutazione punitivi; dal sostanziale azzeramento del fondo per il diritto allo studio; dal blocco del turnover; dalla chiamata diretta degli insegnanti, dai contributi "volontari" delle famiglie per l’ordinario funzionamento delle scuole, e dall'aumento vertiginoso delle tasse universitarie.

Il risultato della cancellazione del valore legale del titolo di studio, in un paese come l'Italia, porterebbe inoltre in pochi anni a classificare i diplomati e i laureati solo in base alla scuola o all'ateneo di provenienza, e non alle reali qualità individuali. Verrebbe a realizzarsi così una divisione fra chi potrà permettersi scuole e università di serie A e chi non potrà per ragioni economiche, un ritorno a un passato che pensavamo ormai superato, quando i figli dei dottori facevano i dottori e i figli degli operai gli operai.

La parola dunque ai cittadini/e ricordando sempre e con ammirazione l'articolo 3 della nostra Costituzione nel suo secondo comma, che sintetizza l’agire e l’essere del nostro impegno civile: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

URL per rispondere al questionario: http://www.di.unito.it/valorelegale

Inizio del controsondaggio 17 aprile 2012, conclusione 15 maggio 2012
(l’URL sarà attivato a partire dalle ore 12 del 17 aprile)

Inviato da:
Assemblea nazionale per un'università-bene-comune
http://unibec.temilavoro.it/?p=79

Convenzione nazionale della scuola-bene-comune
http://www.urlodellascuola.it/

sabato 14 aprile 2012

Proroga Rettori - Lettera aperta al Decano dell'Ateneo dell'Aquila


Egregio Professore,


Le scrivo avendo appreso dalla stampa della paradossale situazione in cui versa l'ateneo aquilano, trovandosi, alla vigilia delle legittime elezioni per il rinnovo della carica del Rettore da lei indette in qualità di Decano, a fare i conti con le sopraggiunte notizie circa una seconda proroga del mandato di cui il Magnifico godrebbe per effetto di una stravagante interpretazione dell'articolo 2 comma 9 della legge 240/10.

La questione interessa ben 17 atenei, nei quali sacrificando in maniera inaccettabile i principi più elementari della partecipazione e della rappresentanza democratica, si rischia che alla prima proroga del mandato del Rettore, concessa ope legis in base alla 240/10, vada ad aggiungersi una seconda proroga che di fatto premierebbe le amministrazioni inadempienti che non sono riuscite, nei 6+3 mesi previsti dalla legge, a completare il percorso di rinnovamento del proprio Statuto. Per scongiurare questa eventualità, rappresentanze delle comunità accademiche di Messina, Insubria, Parma, Perugia, Verona e Viterbo-Tuscia, si sono mobilitate promuovendo una serie di iniziative mirate alla sensibilizzazione della opinione pubblica ed alla mobilitazione della collettività.

Sul fronte interno, le iniziative di contrasto alla doppia proroga sono condizionate dallo stato di avanzamento dei lavori di acquisizione dello Statuto conforme alla 240/10. L'ateneo di Messina ha approvato il proprio statuto in seconda lettura il 4 Aprile u.s., recependo i rilievi ministeriali. Contestualmente, essendo maturi i tempi per la convocazione del corpo elettorale nella corretta lettura che il Rettore il cui mandato scadeva nel 2011, esaurisse nel 2012 la proroga concessa dalla 240/10, stiamo inviando al Decano la richiesta di provvedere alla convocazione elettorale per il rinnovo della carica.

Nella stessa situazione come tempistica si trova l'ateneo di Perugia, nel quale il Prof. Volpi si è rivolto al Decano invitandolo ad indire le elezioni. Per quanto riguarda la sede di Viterbo-Tuscia, a maggio, quando i tempi saranno maturi, l'intenzione della Prof. Petrocchi, è di chiedere al Decano di provvedere alla convocazione del corpo elettorale. Nei tre casi enumerati: Messina, Perugia, Tuscia, qualora il Decano taccia sulla questione o si rifiuti di indire le legittime elezioni, il fermo proposito è quello di adire le vie legali ricorrendo alla sede TAR competente.

A Verona il Prof. Cipriani ha tentato di far mettere ai voti in Senato Accademico una mozione che puntualizzava il problema delle proroghe, ma il Rettore si è rifiutato procedere in tal senso.

Per quanto riguarda l'ateneo di Parma, il Prof. Borghi ha formulato un quesito al Ministro, chiedendo lumi sulla fondatezza della ipotesi della doppia proroga, ricevendo dal Ministero, nella persona del Dottor Livon, la conferma della strana interpretazione dell'articolo 2 comma 9 della 240/10, in base alla quale essendosi il processo di "adozione" del nuovo Statuto concluso nel 2012, la proroga di un anno concessa al Rettore dalla legge era da intendersi riferita al 2013. Le fumose motivazioni del Ministero non hanno convinto il Decano dell'ateneo, che ha ritenuto di inviare un secondo quesito al Ministro.

Per quanto di mia conoscenza l'ateneo dell'Aquila, bellissima e tormentata città che spero di cuore possa tornare presto al suo passato splendore, con le elezioni convocate per il 17 Maggio p.v., costituisce il fronte più avanzato del problema che ci accomuna. Il destino del suo ateneo probabilmente costituirà uno snodo chiave per il futuro, non già delle 17 sedi interessate alla doppia proroga, ma direi dell'Università nel suo complesso. Diritto, legalità, rappresentanza e partecipazione democratica si fronteggeranno con l'adagio secondo cui la legge ai nemici si applica e per gli amici si interpreta.

E' una battaglia che lei ha reso possibile, consentendo senza alcuna esitazione alle componenti del suo ateneo di esprimersi nelle legittime consultazioni elettorali. Per questo desidero manifestarle la mia più sincera gratitudine ed ammirazione, esprimendo altresì vivo rammarico per il fatto che altrove, nel silenzio delle istituzioni e degli organi di informazione, per reclamare il diritto al voto, saremo quasi certamente costretti a ricorrere alle vie legali.

Cordiali saluti

Antonella Arena
Facoltà di ingegneria
Università degli Studi di Messina
arenaantonella@ymail.com

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