martedì 28 settembre 2010

5 ottobre 2010: i Ricercatori dell'Università dell'Insubria incontrano gli studenti e la cittadinanza


Cari studenti, cari genitori, care famiglie,


l'Università italiana vive una gravissima crisi.

L’esiguità delle risorse destinate alla ricerca è una grave carenza storica di questo paese. L'Italia è la nazione europea che investe di meno nella ricerca e nell'Università: solo lo 0,8% della ricchezza del paese contro una media europea dell'1,4%; e la manovra finanziaria prevede una ulteriore diminuzione degli investimenti. Mentre USA, Germania e Francia aumentano le risorse per l'istruzione, l’Italia ha un numero di Professori e Ricercatori inferiore alla media dei paesi OCSE; ciononostante, da due anni è in vigore una limitazione del turnover che permette un’assunzione ogni due pensionamenti, o meno: è così che si vuole arrivare ad avere un numero adeguato di docenti, promuovere il ricambio generazionale e dare prospettive ai giovani nell’Università?

Troppo spesso la televisione e i giornali danno un'immagine distorta dell'Università, parlando di "baroni", sprechi e fannulloni. Come ovunque, esistono le mele marce, ma fare di ogni erba un fascio serve solo a demolire un’istituzione di cui non possiamo fare a meno! L'Università attende una riforma che elimini i privilegi e gli sprechi, riconosca il merito e sostenga una didattica e una ricerca di qualità attraverso adeguati finanziamenti…

… MA COSA PREVEDE LA MANOVRA FINANZIARIA?
Questo governo, dietro il pretesto di una riforma, si limita a tagliare drasticamente i finanziamenti all'Università e alla ricerca pubblica: finora ha operato tagli di circa il 20%, che colpiscono non solo i docenti ma anche e soprattutto i servizi agli studenti. Quali saranno le conseguenze?
UN AUMENTO PROGRESSIVO DELLE TASSE UNIVERSITARIE. Le tasse aumenteranno di circa il 20% già a partire dal prossimo anno accademico, e nei prossimi cinque anni raddoppieranno.
LA RIDUZIONE DEI SERVIZI AGLI STUDENTI. Diminuiranno e quasi scompariranno le borse di studio, le mense, le case dello studente, verranno tagliati molti corsi di laurea e verrà esteso il numero chiuso a tutti i corsi di studio. Solo chi può permettersi di investire molto denaro, sia per ampiezza di reddito, sia indebitandosi, potrà accedere ad una formazione superiore di qualità.

CHI SONO I PROFESSORI UNIVERSITARI? Forse non sapete che molti (circa il 40%) di quelli che chiamate "professori" sono Ricercatori di ruolo o Ricercatori precari; senza di loro l'Università non può garantire la formazione che si è impegnata a dare agli studenti. Ma forse non sapete che l’insegnamento non rientra tra i doveri dei Ricercatori: la legge in vigore (DPR 382/1980) prevede che nell’organizzazione universitaria i ricercatori abbiano il compito di fare ‘RICERCA’ e didattica ‘complementare’ (esercitazioni). In realtà, a causa del cronico e crescente sottofinanziamento del sistema universitario, i corsi lasciati scoperti dai ‘veri’ docenti (Professori Associati e di I° fascia) sono stati affidati ai ricercatori, che li gestiscono da anni con dedizione e spirito di sacrificio, gratuitamente (i ricercatori in ruolo), o con retribuzioni da fame (la maggior parte degli insegnanti precari). Tuttavia, proprio l’insegnamento non rientra tra i criteri di valutazione dei Ricercatori, perché il loro compito è di stare in Dipartimento e fare Ricerca! E ulteriore problema è che la manovra finanziaria, con il blocco degli scatti stipendiali, inciderà in modo particolare sullo stipendio dei ricercatori più giovani con una perdita cumulata nell’arco della carriera attorno al 36%.

… E COSA PREVEDE LA RIFORMA PROPOSTA DAL MINISTRO GELMINI?

IL MESTIERE DI RICERCATORE RISCHIA LA CANCELLAZIONE. L’Università è uno dei pochi luoghi dove in Italia si fa Ricerca, con risultanti eccellenti (rispetto agli investimenti), come confermato da indagini e statistiche internazionali (vedi http://ec.europa.eu/research/era/pdf/key-figures-report2008-2009_en.pdf, p. 63). Tutti sanno, o dovrebbero sapere, che la Ricerca è preziosa per il futuro del Paese. I Ricercatori sono in prima fila nel programmarla, coordinarla e svolgerla. Ma la nuova Legge sopprime senza motivo la figura dei Ricercatori a tempo indeterminato e introduce quella del ricercatore a tempo determinato. Dopo la laurea, 3 anni di dottorato di ricerca e diversi anni di precariato con assegni di ricerca o contratti atipici, se ne aggiungerebbero altri 6 come ricercatore a tempo determinato, senza alcuna garanzia di una futura assunzione. Chi potrà permettersi di affrontare una carriera universitaria a queste condizioni? E’ chiaro che i migliori non staranno ad aspettare, ma andranno ad arricchire le Università estere.

PER QUESTE RAGIONI ABBIAMO DECISO DI PROTESTARE

SIAMO RICERCATORI IN LIQUIDAZIONE DI UNA UNIVERSITÀ IN LIQUIDAZIONE. Visto il trattamento che la riforma ci riserva e visto che la legge non lo impone, abbiamo deciso di smettere di insegnare a partire dal prossimo anno accademico, attenendoci a quello che la legge prevede per il nostro ruolo. Abbiamo deciso di dimostrare a tutti che l'Università rischia il collasso a causa di questi tagli folli e dell'assenza di attenzione nei confronti degli studenti, delle nuove generazioni, di chi dentro l'Università si impegna e lavora ogni giorno con passione e dedizione.

LA NOSTRA PROTESTA COINVOLGE MOLTI IMPORTANTI ATENEI SUL TERRITORIO NAZIONALE, (vedi elenchi su http://www.rete29aprile.it/dalle-universita/2.html), e ad essa stanno aderendo molti colleghi professori associati e ordinari perché il problema è di tutti, e molti sentono, come noi, che con questa riforma l'Italia rischia di diventare un paese culturalmente più povero.

ABBIAMO DELLE PROPOSTE SERIE PER UNA RIFORMA SERIA. La nostra protesta non vuole lasciare le cose come stanno, ma vogliamo cambiare il sistema universitario, in modo che sia più efficiente, più attento ai bisogni della Ricerca e dell’istruzione. Le nostre proposte sono pubbliche (vedi http://www.rete29aprile.it), ma il Ministero si rifiuta di ascoltarle: per questo abbiamo deciso di attuare questa forma di protesta così estrema.

PER QUESTO, CARI STUDENTI, CARI GENITORI, VI CHIEDIAMO DI SOSTENERE LA NOSTRA PROTESTA .
IL NOSTRO FUTURO È IL VOSTRO FUTURO! DIFENDIAMOLO!


INVITIAMO gli studenti e la cittadinanza tutta alle
ASSEMBLEE che si terranno il giorno 5 OTTOBRE ALLE ORE 14:00, in contemporanea a Varese (Aula Magna Facoltà di Scienze in Via Dunant 3) ed a Como (Aula Magna in Via Valleggio 11), per spiegare in dettaglio le ragioni della protesta e le nostre proposte.

Il Coordinamento dei Ricercatori dell’Università dell’Insubria


Il documento in formato pdf - 70.0 kb
Il comunicato stampa in formato pdf - 37.5 kb

1 commento:

  1. bravi sono un iscritto all'università.. l'anno scorso ci abbiamo provato ad accendere il dissenso in università, con l'assemblea contro la 133 e con una miriade di volantini.. ma sebra che gli studenti e i cittadini varesotto sono sordi e ciechi.. le risposte più comuni degli studenti sono state: ma tanto a me non riguarda! c'è un individualismo in questa societò che è imbarazzante.. sono con voi nella lotta, con il cuore ma se volete anche operativa se la vorrete..

    un informazione: l'assemblea dove sarete voi a parlare dove si terrà? in dunant sarà una video conferenza??

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